IL MISTERO DELL'AMORE MATERNO
alla luce della Venerabile Concepciόn Cabrera de
Armida
e del Servo di Dio Monsignore Luis Martínez
fr François-Marie Léthel
ocd
Essere
Madre è la testimonianza scritta di una straordinaria esperienza di luce,
vissuta insieme da due persone sante, una donna e un uomo: la Venerabile Concepción (o Conchita) Cabrera de Armida (1862-1937), laica sposata e
madre di famiglia, e il Servo di Dio Mons. Luis Martínez (1881-1956), vescovo,
durante 8 giorni di esercizi spirituali (10-17 settembre 1927) a Morelia. E' un
libro breve, di circa 100 pagine, ma di una grande densità e profondità[1].
La migliore chiave interpretativa si
trova alla fine, nello sconvolgente "Affidamento di amore esplosivo"
di Conchita. Si tratta infatti di una vera
"esplosione" di luce, cioè della Luce di Cristo in tutte le più
grandi dimensioni del suo Mistero, e questo dal punto di vista della maternità, della carità come amore materno.
Secondo le parole di P. Carrera nel suo Prologo,
"Essere madre nasconde
un Mistero trinitario, mariologico ed ecclesiologico che coinvolge tutti i
battezzati, un Mistero di partecipazione della fecondità del Padre, di possesso
dello Spirito Santo, di incarnazione di Gesù. Un Mistero che personalizzato in
Maria è condiviso da tutta
Questa è dunque una
teologia altissima, luminosissima, una teologia inseparabilmente vissuta
da una grande mistica e pensata da un eccellente teologo, ma che è anche
lui un mistico. Per me è un nuovo esempio, veramente splendido, di questa
inesauribile teologia dei santi, tanto valorizzata dal Venerabile
Giovanni Paolo II e dal suo successore, il nostro attuale Papa Benedetto XVI[2]. Se molti santi e sante mi avevano già aiutato
a contemplare questo Mistero della maternità e dell'amore materno, nessuno e nessuna mi avevano dato tanta luce
ne portato a tanta profondità come Conchita e Mons. Martínez. Leggendo
e rileggendo questo libro nella preghiera e riflettendo sui suoi inesauribili contenuti, sperimento sempre di più questa
"esplosione" di luce, dell'unica Luce di Cristo che si riflette
attraverso il "prisma" dei santi, nella continuità storica dei Padri
della Chiesa, dei Dottori del Medioevo e dei Mistici, dal
Medioevo fino ad oggi. Così, nella mia presente relazione, cercherò di
applicare a questo testo le chiavi interpretative della teologia dei santi,
come l'ho fatto per tanti altri, e ultimamente per le Lettere dei primi
tempi di Chiara Lubich[3].
In riferimento al
Mistero della Maternità, è evidentemente fondamentale la chiave mariana.
Sempre presente nella vita della Chiesa, nella contemplazione e nell'esperienza
dei santi, Maria si manifesta in crescendo nell'epoca moderna. Il venerabile
Giovanni Paolo II ne ha dato la più alta testimonianza nella Luce di Cristo,
Redentore dell'uomo, nella fedeltà al Concilio Vaticano II. Infatti, il
"filo mariano", evidenziato nel Totus Tuus, è stato il filo conduttore di tutta la sua
vita come cammino di santità[4].
Lì anche si trova la chiave più interiore del suo Magistero, del suo
cristocentrismo, del suo modo di andare incontro ad ogni uomo nell'amore di
Cristo. Così anche la stessa chiave mariana è fondamentale per
l'interpretazione dei numerosissimi scritti della venerabile Conchita. E'
proprio indicata come "Elemento unificante dei suoi scritti" nella Presentazione
del libro:
"P. Juan Gutiérrez, negli studi
fatti su Conchita, afferma che c’è un elemento disposto dal Signore che unifica gli scritti di Concepción Cabrera de
Armida,: 'Voglio fare di te un riflesso di Maria'. Da questo elemento unificante discendono
implicazioni importanti per coloro che vivono
Nello stesso senso, Giovanni Paolo II
affermava che "una delle più alte espressioni della spiritualità di san Luigi
Maria Grignion de Montfort si riferisce all'identificazione
del fedele con Maria nel suo amore per Gesù, nel suo servizio di Gesù"
(Lettera ai religiosi e alle religiose
delle famiglie monfortane, 8 dicembre 2003, n° 5), insistendo sul fatto che
tale "identificazione mistica con
Maria è tutta rivolta a Gesù"[5].
In questa luce cristocentrica e mariana, la mia relazione
si svilupperà in quattro parti:
1/ Un canto a due voci, un testo scritto da due mani
2/ Essere Madre di Gesù e delle anime, con Maria nella Chiesa
3/ Aspetti
essenziali della maternità:
fecondità, amore,
servizio, martirio, sacerdozio, missione di dare Gesù
4/
"Affidamento di amore esplosivo" (Entrega Explosiva)
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1/ Un canto a due voci, un
testo scritto da due mani
La particolare bellezza di
questo libro sta nel fatto che è l'espressione di due voci, che è un testo
scritto da due mani, mostrando in modo esemplare la complementarità tra queste
due persone sante nel loro modo di avvicinarsi insieme al Mistero del
Signore. Qui si vede proprio come lo
stesso Gesù "sta in mezzo" a due persone che sono riunite nel suo Nome
(cf Mt 18, 20), per aiutarsi reciprocamente sul cammino della santità, di una
unione più profonda con lui. Per questo è molto utile l'Appendice del libro che
presenta in modo sinottico per ogni giorno i testi di Mons. Martínez e quelli di Conchita (p. 101-107). Sono due persone tanto diverse, ma che hanno
in comune un grado alto di santità, e che si ritrovano nella stessa profondissima
spiritualità.
Da questo punto di
vista, il presente libro è come uno specchio luminoso per contemplare l'uguale
dignità della donna e dell'uomo nella Chiesa, della vocazione di una laica
sposata e madre di famiglia e di un uomo consacrato nel celibato, un sacerdote
diventato vescovo. Qui appare in modo veramente meraviglioso la perfetta
complementarità di queste due vocazioni.
La donna si trova qui
al primo posto. La venerabile Conchita è più grande di quasi 20 anni; riguardo
a lui, è una vera madre ma anche una figlia. La sua esperienza umana e
spirituale è straordinariamente ricca: è la duplice esperienza del
sacramento del matrimonio e del matrimonio spirituale, della maternità naturale
(ha avuto 9 figli) e di una immensa maternità spirituale. Si deve insistere
sull'unità e la continuità della suo cammino di santità, prima nella vita
matrimoniale, e poi come vedova. E' una
laica che è fondatrice di due congregazioni
religiose e di molte opere ecclesiali.
La sua maternità spirituale si esercita verso tutti, ma specialmente
verso i vescovi e sacerdoti al momento della grande persecuzione religiosa nel
Messico. E' da sottolineare che l'anno 1927, nel quale si svolgono questi
esercizi spirituali, è l'anno del martirio di tanti sacerdoti e anche di laici
come il beato Anacleto Gonzalez Flores.
Ma sopratutto Conchita è una grande mistica che ha lasciato alla Chiesa
un vero tesoro con i suoi numerosi scritti. Da questo punto di vista va
interpretata in dialogo con le tre più grandi mistiche che sono Dottori della
Chiesa: Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux.
Il Servo di Dio Mons.
Luis Martínez è un eminente Pastore della Chiesa: Vescovo ausiliare di Morelia
al momento di questi esercizi, diventerà poi arcivescovo primate di
Messico. Le sue meditazioni pubblicate
in questo libro sono dei veri capolavori. Sono testi scritti da lui "su
misura", cioè alla misura di Conchita, e sono evidentemente l'espressione
di un eccellente teologo che è allo stesso tempo un vero mistico. Anche lui
sperimenta la grazia centrale dell'Incarnazione Mistica (ricevuta da
Conchita il 25 marzo 1906 e da lui il 25 marzo 1925). Ha ricevuto la grande missione di essere il
Padre spirituale di Conchita nell'ultimo periodo della sua vita (dal 1925 al
1937). Riguardo all'importanza di questa
relazione spirituale, bisogna citare ciò che scrive il P. Ignacio Navarro:
"La
direzione spirituale vera e propria di Conchita da parte di Mons. Martínez
inizia con gli esercizi spirituali predicati nel 1925; ella gli fa il resoconto
delle grazie ricevute da Dio con uno stupendo riassunto. Quella direzione
spirituale, attuata soprattutto con gli esercizi spirituali annuali e la
corrispondenza epistolare, fu considerata da entrambi una grazia molto grande
di Dio. Il 'figlio della luce', appellativo datogli dal Signore a motivo delle
grandi illuminazioni per capire e guidare Conchita, fu un fermo appoggio nella
tappa decisiva della vita di lei. Forse
nessuno la capì meglio e la sua accorta direzione, molto nobile ed elevata, la
portò a sviscerare le fecondissime possibilità divine contenute nella grande
grazia [l'Incarnazione mistica]. Il
sostegno di questo grande direttore spirituale non eliminò le pene e le
sofferenze di Conchita in questa tappa dolorosa, ma la aiutò a dare ad esse un
senso pieno di fecondità ecclesiale e a percorrere con sicurezza la strada fino
alla meta. Anche Conchita fu, per il
'figlio della luce", canale e strumento delle grazie divine e dal
carteggio si percepisce con chiarezza l'influsso reciproco per arrivare
entrambi all'unione con Dio. In una seduta precedente la sessione preparatoria
del processo di beatificazione di Conchita, Mons Martínez dichiarò chiaramente
che Conchita era una delle più grandi mistiche che la Chiesa avesse mai
avuto"[6].
Le meditazioni di Mons. Martínez
rivelano una teologia molto sicura, equilibrata e profonda, caratterizzata da
un potente cristocentrismo trinitario. E' evidente l'influsso di san Tommaso, e
anche molto probabilmente dei grandi maestri della Scuola Francese che sono il
Cardinale di Bérulle e San Luigi Maria di Montfort riguardo all'approfondimento
del cristocentrismo trinitario (nella contemplazione del Padre e dello Spirito
Santo), della centralità dell'Incarnazione, della Maternità di Maria[7]
e del Sacerdozio. Colpisce
particolarmente il suo senso dell'analogia e dell'armonia tra la natura e la
grazia, e specialmente l'armonia tra la maternità naturale e la maternità
spirituale, nella luce altissima della Paternità di Dio e della Maternità
divina di Maria. Questa eccellente teologia è stata evidentemente molto
preziosa per aiutare Conchita ad integrare tutte le dimensioni della sua
maternità, quella naturale e quella spirituale. Mons. Martínez contempla il Mistero della
Maternità in un modo talmente bello e giusto che lo rivela come un uomo
profondamente mariano.
Ascoltiamo dunque un vero "inno
alla maternità" cantato da due voci molto belle e pure, in una relazione
spirituale piena di luce, luogo di questa "esplosione" di luce.
Infatti, lui è per Conchita "il figlio della luce", un eccezionale
figlio affidato alla sua maternità spirituale. Ma lei è anche una vera figlia
affidata alla sua paternità spirituale per il pieno ed ultimo sviluppo della
sua santità. Per capire meglio questa perfetta reciprocità di maternità e di
paternità tra una donna santa e un uomo santo, possiamo ricordare come santa
Caterina da Siena chiamava il beato Raimondo da Capua: "Carissimo padre e
figlio in Cristo Gesù dato da quella dolce Maria" (Lettera 226). E' proprio il
massimo della relazione spirituale tra una donna e un uomo, nell'uguaglianza e
nella reciprocità. Ed è una luce preziosa per dissipare le ombre di una falsa
paternità (il paternalismo clericale) e di una falsa maternità (il maternalismo
possessivo).
E' una relazione molto pura, senza
nessun attaccamento sbagliato, nella quale i due cuori sono come dei specchi
limpidi che riflettono la stessa Luce di Cristo nello Spirito Santo,
illuminandosi a vicenda. Così le meditazioni di Mons. Martínez sono
evidentemente un puro riflesso dell'esperienza mistica di Conchita, ma
illuminata dalla sua profonda teologia, per aiutare la stessa Conchita ad
approfondire ancora la sua esperienza.
I testi di Conchita
sono in forma di dialogo con Gesù (eccetto l'ultimo che è la preghiera di
"affidamento esplosivo"). A questo proposito, penso che sarebbe
meglio nel futuro seguire l'edizione originale in spagnolo che non mette in
corsivo le parole di Gesù, ma solo i testi della Sacra Scrittura. Il dialogo è infatti una delle modalità classiche
dell'esperienza mistica, come si vede per esempio nel Dialogo di santa
Caterina da Siena, nell'Imitazione di Cristo, nell'Autobiografia della
beata Dina Bélanger[8].
L'uso del corsivo per le parole del Signore orienta verso l'interpretazione
sbagliata di questi grandi testi mistici come "Rivelazioni private" o
"Messaggi".
2/ Essere Madre di Gesù e
delle anime, con Maria nella Chiesa
Essere Madre è il
grande e unico tema di questi esercizi del 1927, dall'inizio alla fine. Questo
è il tema della meditazione del primo giorno:
"Essere
madre!' Il foglio che mi ha
consegnato il mio Direttore dice: 'In queste due parole si racchiuderanno i
suoi esercizi, perché in queste due parole sono contenuti tutti i disegni di
Dio su di lei. Queste due parole costituiscono il progetto di Dio sulla sua
anima, e lei già sa che tutta la nostra missione sulla terra si riduce alla
realizzazione del progetto di Dio su di noi. Come Dio ha creato alcuni per
essere martiri o dottori o sacerdoti, così ha creato lei per essere madre, e
tutte le sue preoccupazioni, tutti i suoi sforzi devono essere finalizzati a
questo, ad essere madre, con tutto ciò che questa divina parola racchiude. In
questi giorni imparerà, meglio di quanto già sappia farlo, ad essere madre"
(p. 25-26).
Qui si vede tutta la forza e la
chiarezza del "figlio della luce" nell'esercizio della sua paternità
spirituale. Il punto finale della sua conclusione sono queste parole:
"Concludo come ho cominciato: 'SIA MADRE!'" (p. 88).
Il fatto più impressionante è
che in tutte le sue meditazioni, Mons. Martínez mette l'accento sulla maternità
spirituale come Essere Madre di Gesù! Essere Madre delle anime ne
è la conseguenza. Più frequentemente, le
mistiche mettono l'accento sulla maternità delle anime: per esempio Caterina da
Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux. Quest'ultima definisce la sua
vocazione di carmelitana con queste parole: "Essere tua sposa, o
Gesù ... essere grazie all'unione con te madre delle anime" (Manoscritto
B, 2v). Così, Teresa chiama il
criminale Pranzini "il mio primo figlio" (Manoscritto A, 46v). Sposa di Gesù e madre delle anime è
l'espressione classica del matrimonio spirituale e della maternità spirituale.
Nelle sue meditazioni,
Mons. Martínez ricollega l'essere Madre
di Gesù all'Incarnazione Mistica che è la grazia centrale di
Conchita, condivisa da lui. Ma, nella prospettiva più ampia della teologia
dei santi, mi sembra importante ricordare che era già uno dei contenuti
principali degli Scritti di san
Francesco e di santa Chiara d'Assisi. Tra di loro si verifica la stessa
complementarità di un santo e di una santa sullo stesso argomento, che bisogna
considerare adesso brevemente.
Il testo fondamentale è
la Lettera ai fedeli di Francesco, nella prima recensione. E' un
"inno alla carità" che si può definire anche "esplosivo", e
che mi sembra tanto prezioso per l'interpretazione dell'esperienza di Conchita.
Infatti Francesco si rivolge a tutti i fedeli che vivono nella carità, uomini e
donne, sposati o consacrati:
"Tutti
coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e la mente,
con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi (...) e ricevono il
corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza:
Oh, come sono beati e benedetti quelli
e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del
Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; e sono figli del Padre celeste, del quale
compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù
Cristo.
Siamo sposi, quando nello Spirito
Santo l'anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo. Siamo suoi
fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e
nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e
lo diamo alla luce per mezzo della santa
operazione che deve risplendere agli altri in esempio.
Oh,
come è glorioso, santo e grande avere in Cielo un Padre! Oh, come è santo, fonte di consolazione,
bello e ammirabile avere un tale Sposo!
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce,
amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale Fratello e un tale Figlio,
il Signore nostro Gesù Cristo"[9].
Qui, Francesco prende
sul serio e con il più grande realismo la parola di Gesù nel Vangelo:
"Chiunque fa la volontà del mio Padre che è nei cieli, questi è per me
fratello, sorella e madre" (Mt 12, 50), ma integrandola nella prospettiva
più ampia del suo cristocentrismo trinitario. Nella sua semplicità, questo
testo è di una grande profondità teologica, mostrando come per mezzo della
Carità, lo Spirito Santo opera una nuova sintesi delle relazioni umane (la
famiglia) e delle relazioni divine (la Trinità). Infatti, lo Spirito Santo ci
rende figli del Padre nel Figlio Incarnato, ci conduce al Padre "per
Cristo, con Cristo e in Cristo", e così Francesco evidenzia una triplice
relazione con lo stesso Cristo Gesù, veramente Sposo, Fratello e Figlio di ogni
persona che lo ama, che sia un uomo o una donna, una persona sposata o una
persona consacrata. Infatti, per mezzo del suo più grande dono che è la carità,
lo Spirito Santo rende la persona umana capace di amare "con tutto il
cuore", cioè in tutte queste dimensioni essenziali del cuore umano che
sono l'amore filiale, l'amore sponsale, l'amore materno e paterno, l'amore
fraterno. Teresa di Lisieux esprime la
stessa verità simbolicamente, paragonando il suo cuore a una lira, cioè ad uno
strumento musicale con quattro corde (pensiamo anche al violino)[10].
Ed è una verità antropologica universale: ogni donna ha un cuore di sposa e di
madre, di figlia e di sorella, come ogni uomo ha un cuore di sposo e di padre,
di figlio e di fratello. E tutti sono chiamati alla santità, cioè alla
perfezione della carità, ad amare con tutto il cuore Dio e il prossimo. Qui, la teologia dei santi è come una
meravigliosa sinfonia, espressione di cuori di uomini e di donne che hanno
vissuto la stessa carità nelle diverse vocazioni, nel matrimonio o nel
celibato. Nella santità, tutte le "corde" del cuore vibrano, ma
spesso con una dominante. Per esempio in Teresa di Lisieux come in Giovanni
della Croce, la dominante è la corda sponsale. In Caterina da Siena come in
Conchita, la dominante è la corda materna.
Tuttavia, in Conchita,
l'aspetto più caratteristico ed originale è proprio questa duplice esperienza
del matrimonio sacramentale e del matrimonio spirituale, della maternità
naturale e della maternità spirituale, senza nessuna opposizione ma nella più
perfetta integrazione e armonia: una esperienza arricchisce l'altra. Si deve
specialmente notare il fatto che Conchita ha ricevuto la grazia del matrimonio
spirituale nel 1897, quando suo marito era ancora in vita[11].
Più che grazie straordinarie, il matrimonio
spirituale e la maternità spirituale sono delle modalità essenziali della
carità vissuta all'alto livello della santità. Si può dire lo stesso dell'Incarnazione
Mistica, fondata nel battesimo (cf
p.32 n.3).
Nel testo di Francesco
che abbiamo citato, non c'era riferimento esplicito a Colei che è in modo
eminente e unico la Madre di Gesù. Conviene dunque ricordare come Francesco si
rivolge a Maria nell'antifona del suo Ufficio della Passione del Signore chiamandola
"Figlia e ancella dell'Altissimo sommo Re, il Padre Celeste, Madre del
Santissimo Signore nostro Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo" (FF n°
281). Bisogna notare che Francesco usa
le stesse espressioni quando scrive a Chiara e alle sue sorelle: "Per
ispirazione divina, vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il
Padre Celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere
secondo la perfezione del santo Vangelo" (FF n° 139). Con questa espressione di "sposa dello
Spirito Santo", conviene ricordare che il nome biblico di Sposo attribuito
a Dio è il grande simbolo del suo amore per il Popolo. Mentre i nomi di Padre e
Figlio esprimono relazioni "ad intra", in Dio stesso (essendo
proprietà delle Persone), invece i nomi di Sposo e Sposa esprimono relazioni
"ad extra", tra Dio e la Creazione.
Così il nome divino di Sposo, significando la relazione tra Dio e
l'umanità, appartiene a tutta la Trinità: le Tre Persone sono un unico Dio, un
unico Sposo, e questo Nome può dunque essere legittimamente appropriato a ciascuna delle Persone. E' centralmente appropriato al Figlio che ha
"sposato" la nostra umanità nell'Incarnazione e nella Redenzione, ma
può anche essere giustamente appropriato al Padre e allo Spirito Santo. Così,
il Cardinale de Bérulle preferisce chiamare Maria "Sposa del Padre",
piuttosto che "Sposa dello Spirito Santo". Si può dire anche, senza nessun'inconvenienza,
che Maria è Sposa del suo Figlio, come Icona perfetta della Chiesa.
Dunque il titolo di "Sposa dello
Spirito Santo" si può applicare a Chiara, a Conchita e ad ogni persona che
vive nella carità. Ma queste sante hanno evidentemente una preferenza per il
titolo di Sposa di Cristo.
Nelle sue Lettere a sant'Agnese di Praga, Chiara riprende al femminile,
ripete e approfondisce le espressioni di Francesco nella Lettera ai fedeli: "Siete
sposa, madre e sorella del Signor mio
Gesù Cristo (...) Avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e madre del Figlio
dell'Altissimo Padre e della gloriosa Vergine" (Prima Lettera, FF n° 2863 e 2866).
Per lei, essere Sposa di Gesù
significa "abbracciarlo" nel Mistero
della Croce (Seconda Lettera, FF
2878-2881). Essere Madre di Gesù
significa la comunione più intima al Mistero
dell'Incarnazione vissuta con Maria, partecipando in qualche modo la sua
maternità verginale:
"Stringiti
alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non lo
potevano contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo
seno e lo portò nel suo grembo verginale (...) E' ormai chiaro che l'anima
dell'uomo fedele, che è la più degna tra tutte le creature, è resa dalla grazia
di Dio più grande del cielo. Mentre,
infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il
Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò
soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. E' la stessa Verità
che lo afferma: 'Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure l'amerò;
noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora'. A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine
delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le
sue vestigia, specialmente dell'umiltà e povertà, puoi sempre senza alcun
dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in
te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute, e possederai ciò che
è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi
transeunti di questo mondo" (FF n° 2890-2893).
Ciò che Chiara scrive qui ad Agnese,
nella prospettiva della verginità consacrata, conviene anche a Conchita nella
sua grazia centrale dell'Incarnazione
Mistica, grazia di comunione profonda alla maternità verginale di Maria
data a una persona sposata. In questo magnifico testo, Chiara mette come Francesco
l'accento sulla carità che rende
l'anima capace di portare in se, come Maria, "Colui che i cieli non
possono contenere". La carità è l'essenziale verginità dell'anima che
rende la persona veramente sposa e madre di Gesù[12],
ciò che trova un'enorme risonanza nel cuore della donna, come ce lo mostrano santa Chiara e la venerabile Conchita.
Gesù essendo vero uomo, Figlio di Maria e Sposo della Chiesa, è evidente che la
donna è privilegiata per amarlo come Madre e Sposa. Esiste dunque un vero
"privilegio della femminilità nell'amore di Gesù"[13].
In tutto questo risplende
l'indicibile Amore di Dio Trinità che ha creato la nostra umanità a sua
immagine e somiglianza come uomo e donna, corpo e anima, e che nel Mistero di
Cristo si dà e si unisce ineffabilmente alla stessa umanità, nella più intima
comunione sempre operata dallo Spirito Santo: Come Padre, la rende Figlia nel
suo Figlio; come Figlio la fa allo stesso tempo sua Madre, sua Sposa, sua
Sorella!
A partire dal medioevo, i santi hanno
specialmente approfondito la comunione che esiste tra la Chiesa Pellegrinante e
i Misteri della vita terrena di Gesù, dall'Incarnazione alla Croce, sotto
l'aspetto della povertà (Francesco) e della piccolezza (Teresa di Lisieux). Ed
è la stessa realtà che san Tommaso esprime con il concetto di merito. Così Conchita e Mons. Martínez
si inseriscono perfettamente costellazione dei santi moderni che hanno
"scavato" sempre di più nei Misteri dell'Incarnazione, della Passione
Redentrice, nella dimensione interiore del Cuore di Gesù. Riguardo
all'Incarnazione, il più grande contributo è venuto dal Cardinale de Bérulle e
dai suoi grandi discepoli (specialmente san Luigi Maria di Montfort): Da una
parte l'Incarnazione è incomunicabile, perché l'unione ipostatica riguarda
esclusivamente l'umanità di Gesù, senza mai estendersi ad un'altra umanità. Ma
dall'altra parte è possibile comunicare in qualche modo a questa ineffabile
"grazia di unione". E' il senso della "schiavitù d'amore"
che ha il suo fondamento nella grazia del Battesimo. Vissuta pienamente, questa
spiritualità deve portare proprio alla Incarnazione
Mistica[14]!
Nella
stessa epoca moderna la spiritualità del Sacro Cuore, con gli aspetti di
"riparazione" e anche di "consolazione" del Cuore di Gesù
si appoggia su una comprensione molto profonda e realista della comunione tra
la Chiesa Pellegrinante e Gesù in tutti i Misteri della sua vita terrena. L'Incarnazione nel grembo verginale
di Maria e la Passione Redentrice sono degli eventi del passato successi una
volta per tutte e che non ricominceranno mai, ma la Chiesa è sempre
immediatamente presente a questi Misteri, specialmente quando sono celebrati
nella liturgia. Così la festa del 25 marzo è un vero "luogo
teologico" e mistico per Caterina da Siena, per Luigi Maria di Montfort,
per Conchita e Mons. Martínez: è proprio il luogo dell'Incarnazione Mistica. E' comunione reale ed intima con Gesù nel
grembo verginale di Maria. Insieme a Maria, Conchita può veramente dare a Gesù
la "consolazione" dell'amore materno! Questi grandi approfondimenti
cristologici dei santi moderni sono anche strettamente legati alla
"visione beatifica" sempre presente nell'anima di Gesù (secondo san
Tommaso): Già nel grembo di Maria e
durante tutta la sua vita terrena, e particolarmente nella sua Passione, Gesù
era personalmente in relazione con ciascuno di noi, con ogni essere umano che
conosceva ed amava. E' una delle affermazioni fondamentali di Teresa di Lisieux.
Non si tratta di sentimentalismo o di pie esagerazioni, ma di grandi verità
cristologiche ed ecclesiologiche da riscoprire oggi con l'aiuto di tutti questi
santi.
3/ Aspetti essenziali della maternità:
fecondità, amore, servizio, martirio, sacerdozio,
missione di dare Gesù
Durante gli otto giorni degli
esercizi, Mons. Martínez aiuta Conchita a scoprire e ad accettare pienamente la
sua fondamentale vocazione di maternità spirituale, cioè di Madre di Gesù e
delle anime, mettendo progressivamente in luce gli aspetti essenziali di questa
maternità: fecondità, amore,
servizio, martirio, sacerdozio, missione di dare Gesù. Le sue meditazioni sono
inseparabilmente il frutto dell'esperienza di Conchita condivisa da lui come
"figlio della luce", ma anche con tutta la luce della sua sicura e
profonda teologia.
Fecondità
Con il primo tema della fecondità, si vede immediatamente la
grande impostazione del cristocentrismo
trinitario. La maternità spirituale è relazione al Figlio Incarnato, ed è
partecipazione alla Paternità di Dio e alla maternità divina di Maria[15].
Qui, conviene citare la meditazione del
primo giorno:
"La prima ed essenziale qualità
di una madre è essere feconda, è dare la vita ai propri figli. Dare
la vita a Gesù! Non sarebbero sufficienti solo queste parole per
impazzire d’amore e di gioia? Dare la vita a Gesù! Quale strettissima unione è
necessario avere con Gesù per dargli la vita! Quale fecondità quella che ha per
oggetto Gesù! È la fecondità del Padre, la fecondità verginale della purezza,
la fecondità misteriosa del dolore, la fecondità dell'amore, ma di chi ama con
lo Spirito Santo. E non
pensi che basti aver dato misticamente la vita a Gesù una sola volta, nel
giorno indimenticabile e felice dell'incarnazione mistica; no, la vita a Gesù
bisogna darla sempre, in ogni istante, perché Egli nasce costantemente, non
cessa mai di nascere. Per questo
Così,
Mons. Martínez va subito al centro, che è sempre Gesù, ma in tutta la luce del
Mistero Trinitario, con il continuo riferimento all'Incarnazione mistica. E' un testo audace, ma molto preciso dal
punto di vista teologico. Conchita lo riceve proprio con il "sì" di
Maria: "Ecco la serva del Signore
(p. 28). Lo stesso tema della fecondità viene poi approfondito nella
seguente meditazione, sempre nella prospettiva trinitaria:
"Questa mistica fecondità
presuppone relazioni intime con
Questo è, a mio giudizio, il
significato di ciò che Gesù le disse negli esercizi dell'anno scorso: “D'ora
in poi la tua vita deve essere lo Spirito Santo.” Ebbene: vivere quella vita è vivere d’amore, dato che
lo Spirito Santo è amore; vivere quella vita è vivere in un amoroso protendersi
verso il Padre e il Figlio, perché lo Spirito Santo è il vincolo divino che
allaccia eternamente le altre due Divine Persone; vivere quella vita è vivere
sotto il soffio soave e forte dello Spirito Santo, lasciarsi portare da quel
vento divino, da quella divina corrente. Come una pagliuzza che non oppone
alcuna resistenza al vento, che si lascia trasportare da questo nella direzione
e alla velocità che vuole, fluttuando secondo il capriccio del vento, così la
sua anima deve essere costantemente rapita dal soffio divino, desiderosa di
fare ciò che lo Spirito Santo vuole.
Così fecondata dallo Spirito Santo,
l'anima dà la vita a Gesù. Chi può spiegare questa ineffabile operazione? È
necessario unirsi intimamente a Gesù, fondersi con Lui nel mistero di questa
unione, con un amore simile a quello del Padre Celeste, cioè: con un amore
purissimo, ardente, tenerissimo, disinteressato, generoso. Amando con lo
Spirito Santo, l'anima si dà, si abbandona senza riserve a Gesù e, donandosi,
dà la vita al Figlio adorato.
Questa ineffabile relazione con Gesù
racchiude in sé tre cose: unione-amore-donazione. Il Padre Celeste, per dare la vita a Gesù, è
talmente unito a Lui da essere una sola cosa col Verbo; lo ama con un amore
infinito, e nel darsi a Lui e nel
comunicare con Lui gli trasmette la propria natura, la sua stessa vita. E tale
ineffabile generazione del Verbo si realizza nell'anima, in essa il Padre
genera il suo Verbo e, in maniera misteriosa, l'anima partecipa di questa
divina operazione. Ah! Ciò che occorre è che sia partecipe, per quanto
possibile, dell'unione, dell'amore, della comunicazione del Padre. Ecco perché
l'anima deve amare Gesù come lo ama il Padre.
Così,
attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, l'anima va al Padre, penetra nel seno
amoroso e fecondo del Padre, nel quale tutto si compie. L'anima sembra perdersi
nel Padre, come una goccia d’acqua si perde nell'oceano, ne condivide l'amore,
la tenerezza, la fecondità, e nell'anima si riflette la maestà del Padre. Che
riposo in quel seno infinito! Quale profondità d’amore! Che delicata tenerezza!
Che pienezza! Che gioia! Che pace! L'anima che raggiunge queste vette, affonda
nella profondità dell'oceano divino. E questo ciclo divino si ripete
incessantemente; l'anima lo ripercorre di continuo ed è sempre nuovo, perché
Dio è sempre nuovo. Dare vita a Gesù significa percorrere questo ciclo
misterioso" (p. 30-32).
Questo modo di esprimersi è simile a
quello di san Giovanni della Croce, quando il linguaggio teologico più preciso
e tecnico è messo tutto al servizio della vita spirituale. La divinizzazione
dell'uomo è vera partecipazione alla vita divina della Trinità. Nella sua prospettiva sempre cristocentrica,
Mons. Martínez si ferma molto nella
contemplazione del Padre e dello Spirito Santo.
Amore
La meditazione seguente sull'Amore mette particolarmente in luce il
rapporto tra l'amore materno e l'Amore del Padre, nella maternità naturale e
nella la maternità spirituale. Abbiamo qui un bel esempio di questa eccellente
teologia della natura e della grazia[16],
viste nella prospettiva dell'armonia e dell'analogia:
"La seconda qualità di una
madre è l'amore; ma questo amore è un amore unico, una madre deve amare Gesù
con lo Spirito Santo. Questo amore ha molte ineffabili qualità (...)
È
disinteressato. Una madre terrena dimentica totalmente sé stessa per non
pensare ad altro che al proprio figlio, per non vivere che per lui, per donarsi
e sacrificarsi per lui costantemente. Per una madre spirituale è necessario
superare di gran lunga il disinteresse delle madri naturali; per lei non c'è
altro che Gesù, in tutto.
È generoso. La madre della
terra dà tutto per il figlio. Il Padre Celeste dà tutto ciò che Egli è: ed è
infinito, dà tutto ciò che ha: e Lui ha tutto. La madre spirituale deve dare
tutto, e darsi tutta a Gesù: deve essere una donazione vivente.
È abnegazione, è desiderio di sacrificarsi per il
figlio, poiché in questo sacrificio trova gioia e felicità. Ha una speciale
sfumatura: si ama il figlio come cosa propria, come qualcosa di se stessa.
Tuttavia, ma come lei ha fatto notare, la madre non ama ciò che a lei
appartiene, ma lo dimentica e lo sacrifica, anche se ama il figlio come
qualcosa di proprio, identificandolo con se stessa. Mistero d’amore! Mistero
che rivela quella sostituzione dell'amante con l'amato, che si realizza
nell'amore. Il figlio è come la proiezione della madre, e questa, che non si preoccupa
di sé stessa, si strugge per quella proiezione adorata. Mi sembra un segno
dell'amore del Padre Celeste che amando il Figlio ama Sé stesso, perché sono
una sola cosa. Nel cielo comprenderemo che l'amore infinito ha bisogno di unità
di natura e di distinzione delle Persone. In una parola: l'amore di una madre
spirituale è il riflesso dell'amore del Padre; l'anima deve amare con lo
Spirito Santo. Che delizia per Gesù trovare nell'anima il riflesso dell'amore
del Padre, dell'amore che eternamente gli dà la vita! Che gioia respirare
nell'anima l'atmosfera che si respira nel seno del Padre! o piuttosto, che
delizia trovare come fusi tra loro l'amore del Padre e l'amore dell'anima! (p. 33-34).
Allo
stesso modo, il Cardinale di Bérulle contemplava questa "convergenza"
dell'Amore Paterno di Dio e dell'Amore Materno di Maria verso lo stesso Figlio
Gesù, nel rapporto simbolico tra il seno del Padre e il seno di Maria[17].
Servizio
Seguono poi le due meditazioni sul servizio, nelle quali si percepisce di
più l'atteggiamento del Figlio verso la Madre, il suo desiderio di essere amato
da un Cuore di Madre[18].
Qui si riflette sicuramente l'esperienza personale di Mons. Martinez,
esperienza dell'Amore materno di Maria, e anche della propria mamma. La prima
meditazione è un bellissimo inno
all'amore materno:
"Le attenzioni che una madre
rivolge a un figlio sono, innanzitutto, un servizio intimo, del cuore, di
tenerezza. Il figlio si fida dell'amore della madre come di nessun altro amore.
Sa che tutti gli affetti possono venir meno, ma che non gli mancherà mai la
tenerezza materna; è sicuro di lei: sa che in quel cuore può riversare
liberamente tutto ciò che è nel suo: gioia o dolore, amore o amarezza, poiché
con il cuore di sua madre non deve misurare le effusioni della sua anima, né
limitare le sue intimità. Sa che in quel cuore troverà sempre ciò di cui ha
bisogno: consolazione, tenerezza, intimità profonda e fiduciosa. Dove trovare
un cuore come quello di una madre, così sicuro che non verrà mai meno; così nostro
da poterne disporre senza riserva; così grande da contenere tutto il nostro
amore, tutte le nostre pene e tutte le nostre gioie; così simile al nostro da
poterci comprendere meravigliosamente; così puro da poterci abbandonare
liberamente alle sue carezze; e così forte, generoso, e delicato, poiché è il
riflesso della tenerezza del Padre Celeste?
Gesù ha bisogno proprio di cuori
materni; la sua aspirazione più ardente, la sua esigenza più imperiosa (ammesso
che si possa dire questo di Lui) è quella del suo Cuore; ecco perché il
servizio più urgente, il più desiderato, è l'intimo e insostituibile servizio
della tenerezza di una madre. Gesù dispone di sacerdoti, dottori, martiri,
tutto quello che necessita per la sua opera divina sulla terra; ha ministri, soldati
e vassalli nel suo regno spirituale; ma per le sue sante intimità, per le
esigenze del suo cuore, per il suo riposo, per la sua consolazione, per i suoi
sfoghi, per il suo appagamento, per la sua vita intima, ha bisogno del cuore di
una madre.
Lei Vorrà avere un cuore di madre
per Gesù? Ma davvero un cuore di madre, immenso, profondo, tenero, fedelissimo,
suo interamente suo, sul quale egli possa contare senza timore, riposare
con fiducia, sfogarsi senza riserve, e trovare un'eco dei suoi intimi
pensieri e affetti profondi" (p. 39-40).
La
seconda meditazione mette in luce questo servizio
nella dinamica dell'ammirabile scambio,
cioè di dare e ricevere[19].
Martirio
Tutte
queste meditazioni trovano evidentemente una grande risonanza nel cuore materno
di Conchita, sentendosi amata da Gesù Figlio ed amandolo come Madre. Così ci
riferisce il suo dialogo con Gesù il giorno successivo (13 settembre), in
relazione con la nuova meditazione sulla maternità come martirio:
“Io ti amo - mi ha detto - con la tenerezza
di tutti i figli, con 1a delicatezza del Figlio di Maria. Nessuno al mondo può
comprendere l'immensità di questo particolare amore”.
“Ebbene, anch’io voglio amarti Gesù
mio, con l'intensità di tutte le madri della famiglia umana, e le madri della famiglia
animale, leonesse, gatte, galline, etc. con tutti i tormenti propri di una
madre, con lo stesso Cuore di Maria (oh se questo fosse possibile), Madre delle
madri, Regina dei martiri”.
“Amami
molto; amami sempre; amami più di ogni cosa, più di tutti i figli. Dimmi che mi
ami, che sei Mia, che ti lascerai amare liberamente da un Figlio purissimo e
santissimo. Ho sete di anime materne” (p. 45-46).
Qui,
le espressioni di Conchita che fanno riferimento al mondo animale sono molto
interessanti per capire fino a che punto si estende questo rapporto tra natura
e grazia. L'esperienza della maternità naturale vissuta dalla nostra venerabile
assume questa dimensione cosmica del mistero della vita. Così le parabole di
Gesù fanno spesso riferimento al mondo animale.
La meditazione sulla maternità come martirio è molto bella e profonda,
usando sempre l'analogia tra maternità naturale, maternità spirituale e
Paternità divina, ricordando sempre la Maternità divina di Maria
"A ben vedere, tutto ciò che fa
una madre è dare la vita: la dà in primo luogo nel suo seno, poi con il suo
latte, poi con gli insegnamenti, con i quali forma nel tempo l'anima del
figlio; la sua attenzione incessante, la sua sollecita chiaroveggenza, le sue
carezze i suoi baci, le sue consolazioni, le sue lacrime, tutto quello che dà
al figlio è veicolo di vita, tutto racchiude il mistero di quella fecondità
amorosa che si esprime in tutte le forme e tocca col suo influsso meraviglioso
tutto l'essere del figlio.
Veramente la maternità è un riflesso
dell'eterna generazione del Verbo, fatta dal Padre Celeste. Questa generazione,
operazione unica ed eterna, dà la vita che non ha fine, mentre la maternità
creata consiste in una serie di azioni molteplici e imperfette che danno
frammentariamente una vita limitata, immagine di quella vita divina. Comunque
la fecondità della creatura imita l'arcana fecondità di Dio.
Dopo la divina maternità di Maria,
nessun’altra assomiglia tanto alla Paternità divina come la maternità
spirituale. Dà sempre la vita, la stessa vita, forse con identica pienezza. Ma
sulla terra la fecondità e il dolore sono uniti. Ogni modo di dare la vita è
per la madre un dolore e un martirio. Il dare alla luce, l'allattamento,
l'insegnamento, la costante sollecitudine, la dedizione: tutto è opera
dell’amore, ma tutto è martirio. Essere madre è essere martire.
Ma, tra tutte le maternità, nessuna
è tanto dolorosa e tanto terribile come l’essere madre di Gesù. Maria che è, in senso stretto,
Martirio è la preparazione a questa
maternità, martirio è la sua gioiosa realizzazione, martirio le sue felici
conseguenze: martirio dare, martirio ricevere, martirio accarezzare, martirio
consolare, martirio aprire le braccia affinché il Figlio riposi; martirio
offrire il grembo affinché dorma; ma, soprattutto, martirio incomprensibile è
aprire il cuore affinché il Figlio vi versi l'oceano d’amore e di dolore che
porta nel suo. L'anima madre deve lasciarsi amare senza misura, e l’amore sulla
terra è il più terribile dei martìri; per questo l’anima che Dio ama senza
riserva è una vittima, e non si può essere madre senza essere vittima di
amore" (p. 48-49).
Qui,
Conchita è molto vicina a Teresa di Lisieux, nella sua Offerta all'Amore
Misericordioso come "vittima di olocausto", avvicinandosi alla sua
propria offerta di "amore esplosivo".
Il dolore viene adesso accolto come una delle caratteristiche essenziali
della maternità, ma senza nessun "dolorismo", perché questo dolore, trasfigurato
dall'amore, coesiste con la più grande gioia. Qui, il centro di prospettiva è
evidentemente la sofferenza redentrice di Gesù che coesiste con la sua
beatitudine divina. La parte seguente della meditazione è di grande attualità,
per superare la frequente tentazione di attribuire il dolore allo stesso Padre
(nelle "teologie della sofferenza di Dio"). Mons. Martínez è molto preciso per affermare
che il dolore esiste solo nella creatura, e mai in Dio, nel quale c'è sempre e
solo la gioia infinita:
"L'anima madre deve condividere
il dolore e l'amarezza del Figlio, e di questo dolore e di quest'amarezza ce
n’è abbastanza per uccidere ogni essere vivente. Ah, che prodigi di forza e di
dolore deve fare Dio per fare di un'anima una madre! Ma questo sigillo di
martirio, questa connotazione dolorosa che non l’abbandonano mai, non
costituiranno anche uno dei più dolci
incantesimi dell’amore materno? La suprema felicità sta nel dare la vita; ma
sulla terra, il culmine di questa suprema felicità sta nel dare la vita con
dolore, martirio e morte.
Gesù sapeva quel che faceva! la
suprema aspirazione della sua anima pienamente realizzata sul Calvario,
perennemente compiuta nell'Eucaristia, è tutta in questa divina e squisita
gioia: morire per dare la vita! L'anima che è madre condivide quella nobile
gioia di Gesù: muore in ogni istante, per dare in ogni istante la vita. Gaudio
supremo, felicità perfetta è dare la vita, perché è un riflesso del gaudio
infinito, della felicità inenarrabile del Padre Celeste. Ma perché il dare la
vita è infinito, è gaudio purissimo? perché l'amore (l’unico che può dare la
vita) è amore infinito.
Nella creatura l’amore vero, quello
che può dare la vita, non è solo amore, è il binomio misterioso: Amore-Dolore.
Forse solamente l’infinito dà la vita, ma in Dio l’infinito è puro amore,
mentre nella creatura non c'è altro infinito che l’amore-dolore. Per questo,
per dare la vita, Gesù dovette unire l'amore infinito col dolore inenarrabile,
e quanti condividono la sua fecondità devono unire queste due arcane realtà. Ah,
per essere fecondi è indispensabile possedere in qualche modo l’infinito! Per
essere madre è necessario, quindi, essere martire. (...) Da quanto detto, si
comprende che nella maternità spirituale si fondono meravigliosamente la gioia
e il dolore; la prima perché è dare la vita, il secondo perché è dare la
vita in modo umano; la prima perché è un
riflesso della gioia divino del Padre; il secondo perché è un riflesso del
Calvario. Ma in questo modo questi due misteriosi elementi si confondono,
cosicché non si sa bene se la gioia scaturisca dal dolore, o il dolore dalla
gioia. Forse la verità è che gioia e dolore nascono simultaneamente da questa
divina realtà che, se spiega tutto, è però inspiegabile: "l'Amore."
(p. 48-51).
Sacerdozio
Questo
misterioso rapporto tra la maternità e la morte redentrice di Gesù viene
contemplato nella sua più grande profondità nel giorno seguente che è proprio
la Festa della Santa Croce (14 settembre).
Qui si trova la splendida meditazione sulla maternità spirituale come sacerdozio mistico, che ha avuto un
effetto enorme sul cuore di Conchita. Lei stessa lo dice bene nel suo dialogo
con Gesù:
“Voglio
parlare con Te, mio Gesù, ti va?”.
“Sì,
parlami”.
“Guarda,
a differenza di prima, ora voglio offrirti in sacrificio; ora voglio vivere
offrendoti costantemente al Padre, in favore della Chiesa, delle Opere [della
Croce], delle anime. Mi procura molto dolore offrire in sacrificio quello che
più amo, ma questo è ciò che ha fatto il Padre tuo Celeste. Ricordi da quanto
tempo mi chiedevi questo, e io non lo capivo? Ora sì, lo vedo con chiarezza,
certamente perché il mio amore naturale verso di Te si è purificato e ti sto
amando nel modo in cui ti amava il Padre tuo. Vero, Gesù mio, che ho fatto
progressi in questo?”.
“Ah Concha, se ti lasciassi portare
dalla mia grazia! Ricordi che ti offrii di scoprire a poco a poco i miei
segreti? E questo offrirmi in sacrificio per amore è un segreto per la maggior
parte dei cuori, anche di vescovi e sacerdoti. Non scendono in profondità, a
quanto di più intimo vi è in questo misterioso offrirmi in sacrificio, dove si
trova e si svela quanto di più sublime esiste nell’amore divino (...)
Ti amo tanto, tanto, e voglio
sacrificarmi e voglio sacrificarti,
immolarti, crocifiggerti, ah, offrirti così, insanguinato e dolorante al tuo amato Padre, chiedendoti
solo la forza con un amore nuovo, quello di Maria che ti fece crescere, che ti
nutrì, che ti diede la vita per
Le
espressioni di Conchita sono molto significative: ha dovuto superare il suo
"amore naturale" di madre verso Gesù per entrare nella dimensione più
sconvolgente dell'amore materno "sopranaturale", quello di Maria che
riflette perfettamente l'Amore del Padre, ed è l'Amore che "non risparmia
il Figlio Unico" (cf Rm 8, 32), ma lo offre in sacrificio per noi. Mentre
nelle meditazioni precedenti si parlava dell'amore della madre che si sacrifica
per il Figlio, ciò che rimane ancora nei limiti dell'amore materno naturale, si
parla adesso dell'amore materno che sacrifica il proprio Figlio, superando completamente
questi limiti. Così, san Luigi Maria di
Montfort paragonava Maria con Abramo nel sacrifico d'Isacco (Vera Devozione, n° 18). Ma questo tema è
stato sopratutto sviluppato da santa Caterina da Siena, che è per eccellenza il
Dottore della Maternità[20].
Con
una stupenda sicurezza teologica, Mons. Martínez scrive per Conchita la sua importantissima
meditazione sul sacerdozio mistico,
chiaramente distinto dal sacerdozio
ministeriale, ma sempre in relazione con l'unico Sacrificio del Figlio:
"Il sacerdozio mistico,
intimamente unito alla maternità, è forse come il suo atto supremo che consiste
in questo: offrire Gesù in sacrificio al Padre suo Celeste. La ragione di
questo sta nel fatto che la maternità spirituale è un riflesso della divina Paternità,
e il Padre Celeste non 'risparmiò' il proprio Figlio, ma lo consegnò [al
sacrificio] per tutti noi. Ogni madre in qualche modo deve sacrificare il
proprio figlio, perché ogni madre deve fare del bene al figlio e sulla terra i
beni maggiori nascono dal sacrificio. Ma, sebbene le altre madri non abbiano
questo dovere, la madre mistica di Gesù avrebbe, come suprema missione, quella
di sacrificare questo Figlio divino. Perché? Il maggiore e più eccellente atto
di Gesù è il suo Sacrificio, quello che più glorificò il Padre, quello che più
esaltò Gesù, quello che più fece bene agli uomini. Per questo fine il Verbo
venne sulla terra.
Abbiamo visto che ogni anima deve
realizzare l'ideale di Dio su di lei e l'ideale di Dio su Gesù, aveva come
divino coronamento, come supremo adempimento, il sacrificio. Il Padre, che ama
infinitamente Gesù, lo ha sacrificato, proprio perché lo amava doveva fare il
suo bene. E in certo modo, il bene maggiore per Gesù, è stato il suo
sacrificio. Questo sacrificio è il compimento del suo amore per il Padre, e del
suo amore per le anime; è la suprema manifestazione dell'amore e, quindi, la
suprema felicità. Poteva il Padre ricevere gloria più perfetta di quella che
Gesù gli ha dato col suo sacrificio? Poteva Gesù fare un atto di amore più
perfetto che morire per la gloria del Padre, e morire per dare vita alle anime?
(...) Sulla terra non si sapeva amare con amore infinito, e lo si apprese sul
Calvario. Lì nelle sante braccia della Croce si unirono, in un unico bacio,
l'amore infinito e l'amore umano: l'amore infinito che scese fino alle
profondità di ciò che è umano per soffrire d’amore e morire d’amore; e l'amore
umano che, nel divino Cuore di Gesù, si è innalzato fino alle altezze
dell'amore infinito. E lì, sulla cima del Calvario risuonò il canto nuovo del
nuovo amore.
Giustamente Gesù desiderava
ardentemente il suo sacrificio; e che cosa poteva desiderare l'amore, se non il
supremo compimento dell'amore? Giustamente il Padre sacrificò il suo Gesù. Cosa
poteva fare di più per Lui? Giustamente Gesù volle che quel Sacrificio fosse
immortale che si perpetuasse fino alla fine dei secoli nell'Eucaristia e nelle
anime. D'ora in poi chi ama Gesù e chi ama le anime, la cosa più sublime che
può fare per Lui e per loro, è offrirli in sacrificio. La cosa migliore che
possiamo fare i sacerdoti è offrire Gesù sull'altare; la cosa migliore che può
fare un'anima è offrire Gesù sull'intimo altare del proprio cuore.
L'anima che è madre condivide nella
maniera più perfetta l'amore del Padre Celeste; e quell'amore - che è lo
Spirito Santo - la spinge incessantemente ad offrire in sacrificio Gesù, a
offrirlo per la gloria di Dio, per la gloria di Gesù, per il bene delle anime
(...) Sappia che con tutte le grazie che
ha ricevuto da Dio, non può fare nulla di meglio che offrire in sacrificio suo
Figlio. È la gioia più grande che può dargli. È l'uso più perfetto che può fare
del suo Gesù. Può fare molte cose di Lui, può fare ciò che vuole: accarezzarlo,
baciarlo, abbracciarlo, consolarlo, dargli la vita; ma, attenzione: la cosa
migliore che può fare di Lui, è offrirlo in sacrificio.
Lei
si lamenta di non essere sacerdote; ebbene offrendo misticamente Gesù lei lo è,
è un sacerdozio mistico ma reale, glorioso, amoroso,molto fecondo.
E sappia che da quel sacerdozio nasce la sua fecondità nelle anime e che
niente di meglio può fare per loro che offrire Gesù. E offrirsi e offrirle con
Lui. È chiaro che questo sacrificio mistico esige che con Gesù, anche lei si
offra e si sacrifichi misticamente perché siete una stessa cosa! e penso che,
il fine specifico dell'incarnazione mistica è questo sacerdozio (...)
Ai piedi della Croce, nel Sacrificio
reale di Cristo, c’era Maria, sua Madre. Ai piedi della Croce, nel Sacrificio
della Croce, c’è la sua madre mistica.
Come vorrebbe Gesù che ogni
sacerdote fosse una madre e ogni madre un sacerdote! Chieda che molti sacerdoti
siamo madri. E ripeta incessantemente, con tutto l'amore del suo cuore di
madre, le parole sacerdotali: "questo è il mio Corpo, questo è il mio
Sangue" (p. 59-62).
Questa
profonda dottrina è molto vicina a quella del Bérulle, che contempla il
Sacrificio del Figlio già al primo momento dell'Incarnazione, nel seno
verginale di Maria, primo altare del suo Sacrificio[21]. Così le parole di Gesù: "Questo è il mio
Corpo, questo è il mio Sangue" sono già la fondamentale espressione del
suo Cuore, trovando una perfetta risonanza nel Cuore Immacolato di Maria. Dieci anni prima di questi esercizi, Conchita
sentiva già queste parole di Gesù: "Maria,
la creatura che più si è trasformata in me ripeteva nel suo intimo: Questo è il
mio Corpo, questo è il mio Sangue, però a che grado di perfezione! Con che
diritto di ripeterle. Con che grande e abbondante unione e compenetrazione
(...). Maria ebbe l'Incarnazione reale temporaneamente e quella mistica sempre,
perché fu la creatura più unita e più compenetrata con Me"[22].
Sono
convinto che questa dottrina del sacerdozio
mistico della donna come madre,
interpretato alla luce della dottrina del Concilio Vaticano II sul
sacerdozio battesimale, potrebbe dare tanta luce per mostrare come
l'impossibilità di conferire l'ordinazione sacerdotale alla donna non significa
nessuna inferiorità, ma è segno di una vocazione diversa e complementare. Su
questo punto la relazione tra Conchita e Mons. Martínez è veramente
illuminante.
Così,
questa Festa della Santa Croce è veramente il vertice della settimana di
esercizi. Conchita apre subito il suo cuore a questa realtà che è il punto
estremo dell'amore materno, e lo fa scrivendo lo stesso giorno il suo
"Affidamento di Amore esplosivo", che firma con il suo sangue e pone
vicino al Tabernacolo.
Missione di dare Gesù
Il
giorno successivo, 15 settembre, è la Festa di Maria Addolorata. Con Lei,
Conchita si apre a questa nuova e piena maternità spirituale. Lo dice nel suo
dialogo con Gesù, mettendo al primo posto lo stesso Mons. Martínez come
"figlio della luce":
"Oggi, prima della Messa, mi ha
detto:
«Oggi rinnoverai l'accettazione
della maternità spirituale del figlio della luce, aprendo tutto il tuo cuore di
madre; e riceverai anche come figlio, mettendolo nel tuo cuore con tutte le sue
conseguenze, un altro figlio, quello che tu sai. Morelia è stata scelta per
dare grandi elementi alle mie Opere della Croce. Accetti quello che ti
chiedo?».
«Con
quello che ti ho promesso nell’“affidamento
[di amore] esplosivo”, sì l’accetto, gli apro le braccia, e sono
disposta a qualunque martirio per il suo bene. Disponi di me, Signore, a tuo
piacimento, che sarà anche il mio. Oggi, con Maria Addolorata, squarcio il mio
petto per ricevere quel figlio e le migliaia che vuoi darmi, con tutte le
conseguenze penose e gioiose (...)
Il mio Direttore ha
avuto la bontà di celebrare
“Signore, vedi che
cambiamento è avvenuto in me? È come se si fosse rotta una diga nel mio cuore,
ora voglio riempirlo di figli, di milioni di figli, affinché ricevano
Alla Croce, Gesù stesso ha esteso la maternità di Maria
alla totalità dell'umanità redenta da Lui, ed è in questa luce che Mons.
Martínez propone lo stesso giorno una meditazione sulla missione di dare Gesù, cioè sulla maternità delle anime, nella prospettiva teologica del Corpo
Mistico, con una continua sottolineatura cristocentrica:
"Gesù ha voluto
unirsi così intimamente con le anime, che ogni relazione con Lui
inevitabilmente significa relazione con le anime. Il precetto di amare Dio ha
come corollario il precetto di amare il prossimo. Il diritto o potestà che il
carattere sacerdotale dà sul Corpo reale di Cristo, ha come conseguenza, la
potestà sul corpo mistico, cioè sulle anime, e i doveri sacerdotali verso Gesù
si trasformano in doveri verso le anime. Quello che Gesù disse a San Pietro, si
applica in qualche modo a ogni sacerdote: «Mi ami più di costoro? Pasci i
miei agnelli».
La maternità mistica delle anime è, dunque sempre
maternità di Gesù; dopo aver dato la vita a Gesù, in sé stessa, l'anima che è
madre deve dare la vita a altre anime; dopo aver formato Gesù, deve
formare piccoli Gesù o riproduzioni del primo Gesù. L'anima che è madre
deve dunque, dare Gesù alle anime, formarlo in esse. Gesù è diffusivo, perché è
Così,
durante questi giorni, è Gesù stesso che ha rivelato pienamente a Conchita la
sua missione. Lo dice come sempre in forma di dialogo: "Ah Gesù mio, non mi lamento, ma che
missione davvero tanto particolare mi hai affidato!" Il Signore risponde: "La missione di madre, niente di
più" (p. 72). Nello stesso dialogo con Gesù del 16 settembre viene
ricordato il Mistero della solitudine di Maria, tanto condiviso da Conchita
dopo la morte del marito:
"Mi disse:
«Ascolta: dopo la solitudine di
Maria, che cosa è avvenuto? È avvenuto che i suoi figli si moltiplicarono in ragione
dei meriti divini del Figlio che acquistò loro le grazie. E se tu devi seguire i passi di Maria, imitandola sulla
terra, in quale tappa ti trovi? Dopo aver bevuto l'amaro calice della
solitudine, ti ho dato quel figlio della luce affinché ti aiutasse; e d’allora
i tuoi figli si sono moltiplicati e continueranno a moltiplicarsi. Ma i figli
costano, e quelli spirituali ancora di più. Quali sono state le sofferenze di
Maria per acquistare grazie all'umanità in unione con Me? Ella con i suoi
dolori cooperò alla nascita della mia Chiesa e tu, per le mie alte finalità,
con i tuoi martìri devi provvedere all’elemento fecondante per lo sviluppo
delle Opere della Croce che sono riparatrici».
«Ma come puoi paragonarmi a Maria,
Gesù dell'anima?».
«Non ti paragono, perché Ella è
l'unica, ma mi compiaccio del
fatto che alcune anime, seguendo le sue tappe più o meno manifeste, la imitino
e mi diano gloria. Queste Opere della Croce hanno ben impresso il sigillo di
Maria nelle loro fondamenta, nel loro sviluppo, e nella loro finalità (...)Ti
voglio con l'anima da bambina e con la maturità che é frutto della semplicità
dell'amore autentico" (p. 73-74).
Per
lei come per Teresa di Lisieux, lo spirito d'infanzia, l'essere bambina,
coesiste con la piena maturità della donna che è sposa e madre. Come la piccola
Teresa, Conchita sperimenta la meravigliosa vicinanza di Maria e la possibilità
di partecipare realmente a tutta la sua vita, poiché il tesoro della madre
appartiene realmente a noi che siamo i suoi figli. Ma questa percezione andava
contro una comprensione sbagliata dei "privilegi" e delle
"prerogative" di Maria che la allontanava da noi. Così, il 13
settembre, Conchita aveva espresso la sua paura che l'Incarnazione Mistica
potesse contrariare la "prerogativa" della Maternità divina (p.
51-52).
L'ultimo
giorno, 17 settembre, Mons. Martínez offre a Conchita una Conclusione articolata in due punti: "1° Dimenticare se
stessa, conformemente al suo affidamento. 2° Avere sete ardente di anime"
(p. 85). Sviluppando il primo punto, il
Servo di Dio offre una riflessione altissima sullo Spirito Santo, sempre in
relazione con il Padre e con il Figlio Gesù[24]. Il secondo punto è la contemplazione del
Cuore di Gesù assetato delle nostre anime:
"Dopo l'amore appassionato del
Cuore di Gesù per il suo Padre Celeste, la più grande passione di questo Cuore
divino è la sete di anime. E dico dopo, per parlare nel linguaggio umano, che
non sono due passioni ma una stessa passione, giacché nelle anime Gesù ama il
Padre suo, ama
Il Padre, a sua volta, col suo
immenso amore, tenero e appassionato, ama il suo Verbo e le anime nelle quali
vede Gesù. Partecipe dell'amore del Padre, l'anima che è madre deve avere
questa passione unica che avvolge in un solo impulso d’amore Dio e le anime.
Pensi che lei ha a sua disposizione,
non un pozzo come quello di Giacobbe, ma un oceano e che è sempre circondata di
assetati che le chiedono, come Gesù alla Samaritana: «Dammi da bere» (Gv 4,7). Glielo dice Gesù: «Madre,
dammi da bere» – assetato di anime che lo amino. Glielo dicono le anime
assetate di Gesù: «Madre, dammi da bere...» e lei deve sentire nel suo cuore la
sete di Gesù e la sete delle anime e nell’ardore della sua sete immensa, dare
incessantemente le anime a Gesù, e Gesù alle anime.(...) Concludo come ho
cominciato: «Sia madre»! (p. 88).
Le
stesse parole di Gesù: "Dammi da bere" avevano trovato la stessa
risonanza profonda nel cuore di Teresa di Lisieux, ma piuttosto nel suo cuore
di sposa. Essendo Sposa di Gesù, dando da bere all'amato, diventava anche lei
madre delle anime.
4/ "Affidamento di amore esplosivo" (Entrega
Explosiva)
Il nostro
libro finisce con il lungo testo dell'"Affidamento di amore esplosivo"
(p. 90-97), che è il testo più importante scritto da Conchita durante questi
esercizi, un testo fondamentale per la sua vita, perché non è altro che un
"sì" pieno alla sua maternità spirituale. Ma ha anche un grande significato per i
lettori che siamo noi.
Infatti, il significato di questo
testo alla fine del libro è lo stesso della Consacrazione
a Gesù per Maria alla fine del Trattato
della Vera Devozione a Maria di san Luigi Maria di Montfort, e dell'Offerta all'Amore Misericordioso alla
fine della Storia di un'anima di
santa Teresa di Lisieux, due libri veramente essenziali per tutto il Popolo di
Dio, come i due "fari" per illuminare per tutti il cammino della
santità. Dopo aver offerto al lettore una profonda dottrina spirituale sia in un
Trattato, sia in un racconto, i due santi lo invitano a rispondere all'Amore di
Gesù con il dono totale di se stesso. E' il senso del Totus Tuus. Dire a Gesù: "Ti amo" significa
necessariamente: "Mi do tutto a te, sono tutto tuo". Per Luigi Maria come per Teresa, si tratta dello stesso dono totale di sé a
Gesù nella Trinità, in risposta all'Amore del Padre, sotto l'azione dello
Spirito Santo, attraverso le mani e il Cuore di Maria.
Così l'affidamento di Conchita non è
altro che un atto di amore indirizzato a Gesù, un nuovo "sì" pieno
alla sua maternità spirituale, chiaramente espresso all'inizio:
"Oh mio amatissimo, adorato e
incantevole Gesù! Sedotta da tante delicatezze del tuo Cuore di Figlio, vengo a
dirti che accetto davanti al cielo e alla terra e ai mari e nel tempo e
nell'eternità, davanti al Padre, a Te, Signore, e allo Spirito Santo, la
maternità spirituale e mistica, in tutte le sue forme verso Te, mio Gesù
adorato e verso le migliaia di figli che vorrai darmi. Siano sacerdoti, uomini,
donne, quello che Tu vorrai, solo quello che Tu vorrai, perché il tuo
piacere sarà il mio piacere, e il tuo volere il mio volere. Monopolizza la mia
anima che vuole essere tutta tua, senza altra mozione che quella del Divino
Spirito. Accetto di essere l'eco di
tutti i tuoi amori, e di tutti i tuoi martìri" (p. 90).
Poi,
subito, parlando sempre a Gesù, Conchita riprende il tema fondamentale che è
quello del sacerdozio mistico:
"Ti darò la vita, con il sangue
del mio corpo e della mia anima, e con l’amore. Ti darò misticamente la morte
sacrificandoti, mio amato Figliolo, sull'altare del mio cuore, di giorno e di
notte, in ogni alito e respiro e palpito, fino all'ultimo istante della mia
vita. Sarò altare sul quale ti immolerai; vittima in unione con Te e con tutti
gli altri figli, e sacerdote, trasformandomi in Te stesso con il dolore e con
l'amore, con la purezza e l'umiltà e, soprattutto, con la passione amorosa per
il tuo divino Padre, per poter dire, con cuore ardente di fuoco celestiale:
“Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, in unione con Te, mio Gesù,
per attrarre in tal modo gli sguardi teneri del Padre e i sorrisi e i carismi
(per i sacerdoti, per le Opere [della Croce] e per il mondo) dello Spirito
Santo" (ibid.).
Questo
atto d'amore materno verso Gesù è vissuto con Maria nell'intima comunione alla
vita della Trinità:
"Ti amerò, ti amerò, ti amerò
maternamente, con tutte le delicatezze dell'amore, con la fedeltà dell'amore
autentico, con tutta la generosità e l’abnegazione dell'amore tenero, ardente, disinteressato
e puro. Solo Tu e Maria; solo la tua consolazione, i tuoi voleri e la tua
gloria. Oggi muoio per resuscitare in Te, senza volgere lo sguardo alle
miserie, tante! con cui ho macchiato la mia vita. Voglio servirti da cuore a
cuore, con quel servizio intimo, tenero, santo come può essere solo da madre a
Figlio; indovinare i tuoi desideri, anticipare le tue gioie, realizzare le tue
aspirazioni, ricevere le tue confidenze; attendere i tuoi sfoghi, consolare le
tue tristezze, piangere con Te e godere delle tue gioie. Dimenticare me stessa!
Questo ti chiedo oggi con tutta la mia anima. Oh Gesù dei miei amori, dei miei
sogni, delle mie speranze, dei miei desideri, del mio cuore, della mia vita e
di mille vite se le avessi! Vivrò per Te, per l’amato Padre, per lo Spirito
Santo, la mia adorata Colomba, e per Maria" (p 91).
Ma
la stessa maternità verso Gesù è anche maternità verso le anime, ed è molto
bello vedere come Conchita mette al primo posto i figli nati dal suo
matrimonio, che sono i suoi primi figli spirituali, e poi tutti gli altri:
"E poi, vivrò per i miei figli,
accettando il sacrificio nei mille modi in cui si presentino, vegliando sulle
loro anime per il loro bene spirituale e temporale. Agli altri figli spirituali
cosa posso dare? La vita con Gesù, la linfa di Gesù, i Suoi insegnamenti, il
Suo Sangue con il mio, le Sue fibre, i Suoi palpiti, le Sue grazie e il Suo
amore; l’essenza della mia esistenza, le tenerezze, i dolori e i martìri e un
Gesù che acquisti loro grazie, che li avvolga della purezza, che li renda
angeli e li porti in cielo. E per tutto questo: cosa? “Solo essere tutta Sua”.
Egli me lo ha detto oggi" (ibid.).
In
seguito, Conchita prega per ciascuno dei suoi figli naturali, per i figli
spirituali, per la Chiesa nella persecuzione, per le Opere fondate da lei,
sacrificando il suo desiderio di diventare religiosa.
L'affidamento
finisce nella preghiera a Maria Addolorata, ed è firmato nel giorno della sua
festa:
"Maria,
Madre Addolorata e benedetta, Madre del Gesù dei miei palpiti e dei tuoi, con
le tue mani benedette, immacolate e pure, presenta a Gesù come frutto dei miei
esercizi e della sua delicatezza verso di me, queste volontà, questi propositi,
questo appassionato desiderio di morire alla mia volontà e di fare, sorridendo,
Così, la venerabile Conchita, alla
fine di questo libro ci invita tutti a vivere, attraverso le nostre diverse
vocazioni, lo stesso affidamento a Maria, al suo Immacolato Cuore di Madre per
accogliere e ricambiare tutto l'Amore del Cuore di Gesù. E' Gesù stesso che ha aperto per tutti questo
Cuore di Madre, pieno del vero e puro amore, di questa "carità che crede
tutto e spera tutto" (cf I Co 13, 7).
Così, Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, ha scoperto la pienezza
dell'Amore Misericordioso nello stesso Cuore di Madre, che è il Cuore di Maria,
il Cuore della Chiesa e il suo proprio cuore. E il Cuore di Madre è un cuore
che sempre ama, crede e spera, fino a sperare per tutti, che non dispera mai
della salvezza del figlio più misero, più peccatore. Così, secondo le parole di
Teresa, è Maria stessa che dice ad ogni madre, a tutta la Chiesa come Madre, a
ciascuno di noi: "Abbiate fiducia nella Misericordia Infinita del Buon
Dio, è tanto grande da cancellare i più grandi crimini quando trova un Cuore di
Madre che pone in essa tutta la sua fiducia"[25].
Roma, 19
ottobre 2010
[1] CONCHITA CABRERA DE
ARMIDA: Essere Madre. Esercizi Spirituali
1927 (Roma, 2010, ed. OCD).
[2] Cf specialmente la
Lettera Novo Millennio Ineunte di
Giovanni Paolo II (n° 27 e 42) e le catechesi di Benedetto XVI sui santi.
[3] Nella Prefazione scritta per il volume: CHIARA
LUBICH: Lettere dei primi tempi (Città
Nuova, 2010).
[4] Cf il mio studio: Totus Tuus. La spiritualità cristocentrica e
mariana del venerabile Giovanni Paolo II (inedito).
[5] ibid. Si può citare a
questo proposito un testo caratteristico del Montfort: "Ah! quando verrà
quel tempo felice (...) nel quale Maria sarà riconosciuta come padrona e
sovrana nei cuori, per sottometterli pienamente all'impero del suo grande e
unico Gesù? Quand'è che le anime respireranno Maria come i corpi respirano
l'aria? Allora accadranno cose meravigliose su questa terra, dove lo Spirito
Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, discenderà con
abbondanza e le ricolmerà dei suoi doni, soprattutto del dono della sapienza,
per operare meraviglie di grazia. Mio
caro fratello, quando verrà questo tempo felice e questo secolo di Maria, in
cui molte anime scelte e ottenute dall'Altissimo per mezzo di Maria, perdendosi
esse stesse nell'abisso del suo interiore, diventeranno copie viventi di Maria,
per amare e glorificare Gesù Cristo? Questo tempo non giungerà se non quando
sarà conosciuta e praticata la dottrina che io insegno" (Trattato della Vera Devozione a Maria, n°
217). Esattamente contemporanea di
Giovanni Paolo II, Chiara Lubich esprimeva la stessa cosa, facendo riferimento
a lui e al Montfort, quando raccontava nel 2003 la sua esperienza mistica più
profonda ai giovani del Movimento: "Il Papa nostro, Giovanni Paolo II,
parlando di Maria, dice che l'amore a Maria, la devozione verso Maria, è nata
ai piedi della croce quando Gesù ha detto: "Figlio, ecco tua madre"
(...). Da allora - dice il Papa - la venerazione a Maria, la devozione verso di
lei è sempre cresciuta, cresciuta e si è sviluppata in tanti modi. Ma il modo
più perfetto lo spiega Grignion de Montfort - che è un santo che ha avuto a che
fare molto con la Madonna, con la sapienza, una cosa stupenda -, il quale dice
che il miglior modo di venerare Maria è donarsi a lei: "Mamma, prendimi
tu, prendimi nella tua casa, io sono tuo". Ecco, così. E dice allora
Grignion de Montfort: cosa succede quando si fa così? Succede - dice - che
diventi un’altra Maria. Ed è stato quello che noi abbiamo provato (...) Eravamo diventati un’altra Maria, una
piccola Maria" (Vi dono il Paradiso,
in "Unità e Carismi" n. 4/2010, p. 10).
[6] CONCEPCION CABRERA DE
ARMIDA: Itinerario Spirituale. Le grandi
tappe (a cura di I. NAVARRO, Città Nuova, 2001, p. 103-104). Lo stesso
autore ci dà un'idea della fecondità di questa relazione spirituale: "La
sola enunciazione dei temi centrali di ognuno degli esercizi spirituali
predicati a Conchita da Mons. Martínez ci mostra la luce che Dio gli dette per
sviscerare le conseguenze della grazia centrale. In realtà, tutti gli esercizi
ruotano intorno a quella grazia, considerandone i vari aspetti e rischiarandone
la molteplice varietà e ricchezza di divine implicazioni, nella meravigliosa
unità dell'incarnazione mistica. In ordine cronologico, i temi sono i seguenti:
Grazie da ammirare, amare e di cui ringraziare (1925); Amare con lo Spirito
Santo (1926); Essere madre (1927); Essere Gesù e Gesù crocifisso (1928);
L'interiore del Cuore divino di Gesù (1929); La consumazione nell'unità (1930);
Il terzo amore (1931-1932); I riposi di Gesù (1933); L'intimità divina. Donare
Gesù perché sia crocifisso (1934);
Vivere l'incarnazione mistica e le sue conseguenze (1935); La perfetta
letizia: consumazione della carità. la gioia nel dolore (1936)" (ibid. p.
105-106).
[7] Bérulle ha molto
approfondito il tema della maternità come relazione.
Cf il mio articolo: La maternità di Maria
nel Mistero dell'Incarnazione e della nostra divinizzazione secondo S. Luigi
Maria Grignion da Montfort e il card. de Bérulle (in "Théotokos",
1995/2).
[8] Così, avevo convinto le
suore di Gesù Maria di non usare più il corsivo nella nuova edizione dell'Autobiografia della beata Dina (Québec,
1995, cf la mia introduzione a questo testo).
[9] Fonti Francescane (editio minor), n° 178/1-3
[10] E' un tema che ho
particolarmente studiato nel mio libro: L'Amore
di Gesù. La cristologia di santa Teresa di Gesù Bambino (Roma, 1999,
Libreria Editrice Vaticana).
[11] CF I. NAVARRO, op. cit,
p. 48-49.
[12] Questo è anche uno degli
aspetti più belli dell'esperienza mistica e della dottrina spirituale di Chiara
Lubich. Lei è una donna consacrata nella verginità, che ha sposato Gesù
Crocifisso, contemplato nell'estremo del suo Amore e della sua Sofferenza:
"Gesù Abbandonato", e così vive un'immensa maternità spirituale. Ma
secondo lei, tutti sono chiamati a sposare Gesù Abbandonato, non solo i
consacrati, ma anche gli sposati. Lo insegnava già all'inizio alla sorella
Liliana, e poi lo insegnerà a tutti, specialmente ai giovani. Così la beata
Chiara Badano (Chiara Luce, la prima beata del Movimento dei Focolari) aveva scelto
Gesù Abbandonato come suo Sposo mentre aveva l'intenzione di sposarsi e di
avere una famiglia. L'Amore sponsale di
Gesù Crocifisso è fondamentale per tutti, per la fedeltà degli sposi e dei
consacrati.
[13] Cf il mio articolo: Le "privilège de la féminité" dans
l'Amour de Jésus: le témoignage de sainte Claire d'Assise (in "Carmel",
1993/4)
[14] Così il Montfort afferma
che "Dio Figlio vuole formarsi e per così dire incarnarsi tutti i giorni
nelle sue membra per mezzo della sua Santa Madre" (Vera Devozione, n° 31).
[15] Così scrive il Montfort:
"Dio Padre ha comunicato a Maria la sua fecondità, per quanto ne fosse
capace una semplice creatura, per darle così
il potere di generare il suo Figlio e tutte le membra del suo Corpo Mistico"
(Vera Devozione, n° 17).
[16] E' la stessa teologia
tanto bene espressa dal Montfort per spiegare come Maria ama ciascuno dei suoi
figli: "Ella li ama teneramente, e
più teneramente di tutte le madri insieme. Prendi, se ti è possibile, tutto
l'amore naturale che le madri di tutto il mondo hanno per i loro figli; mettilo
insieme in un solo cuore, quello di una madre per il proprio figlio unico:
certamente questa madre amerà molto quel figlio; eppure, è vero che Maria ama
ancora più teneramente i suoi figli, di quanto questa madre amerebbe il
suo" (Vera Devozione, n° 202).
[17] “O Padre, O Vergine! O
Figlio, O Madre! O Seno del Padre, o seno della Vergine: seno del Padre
adorabile e aperto solo al Figlio che vi è concepito e vi riposa: seno della
Vergine chiuso e venerabile, e che comunica le meraviglie della terra (e rende
omaggio al seno del Padre) seno puro e fecondo, seno chiuso all’uomo e aperto
al Figlio dell’uomo; seno verginale e insieme materno; seno adorante il seno
del Padre e le emanazioni eterne! O seno del Padre, o seno della Vergine!” (Bérulle:
La vita di Gesù, c 18).
[18] Teresa di Lisieux
esprimeva piuttosto il desiderio di Gesù di essere amato da un cuore di figlia e di sposa (cf Lettera
del 23 luglio 1893, LT 144).
[19] "Il servizio intimo
del cuore consiste nel dare e nel ricevere. Come il cuore di carne non ha altra
funzione che dare e ricevere il sangue, così la missione
spirituale del cuore, tutta la sua vita,consiste in queste due ineffabili
operazioni: dare e ricevere. Il cuore di una madre deve dare costantemente la
vita in tutte le sue forme: dà la sua tenerezza squisita; dà le sue carezze
dolcissime; dà i suoi baci (i più puri e i più ardenti che esistano)
baci dai quali, come un profumo delicato, esala il suo essere, la sua vita. Dà
le sue braccia, affinché in
esse riposi il Figlio adorato; dà il suo grembo, affinché in esso dorma tranquillo; dà la sua tenerezza, per avvolgerlo in essa come in un'atmosfera diafana per la
purezza, calda per l'amore e piena di una fragranza incomparabile. Dà il suo sangue, affinché sia il sangue di
suo figlio; dà la sua vita in un costante protendersi verso il figlio, come il
fiume che va a gettarsi nell'oceano, esprimendo nel suo incessante mormorio
l'unico desiderio: immergersi nel mare. Si dia a Gesù così, costantemente; che
la sua vita sia una donazione materna, piena, completa, interminabile. Gli
dia le sue carezze, i suoi baci, le sue braccia, il suo grembo, il suo sangue,
la sua vita, il suo cuore. Gli dia tutto quello che di cui Lui ha bisogno,
quello che Lui le chiede, quello che Lui desidera. Indovini il suo pensiero e
le sue segrete aspirazioni con l'intuizione di una madre: prima che lo chieda
gli dia quello che prevede che Lui desidera. Se vedesse come piace a Gesù
questa delicatezza! Comprenda i suoi
gusti per soddisfarli, le sue intime aspirazioni per realizzarle senza che Lui
debba chiedere ciò che desidera. Gli dia
riposo quando è affaticato; Gli dia consolazione quando soffre misticamente;
Gli dia gioia quando vuole gioire, silenzio quando vuole riposare, e
conversazione quando vuole conversare. Gli dia tutto con la tenerezza e la
delicatezza di madre; creda che più che a ciò che Gli dà, Egli fa attenzione al
modo in cui glielo dà; perché in materia d’amore, forse, ha più
importanza il modo che la sostanza. Gli dia tutto in modo materno. Le
madri hanno un modo tanto particolare e inimitabile! Ma trattandosi di Gesù,
una madre deve ricevere, più che dare, benché il dare e il ricevere si
fondano in quella semplicissima, incomprensibile unità dell'amore. Lui glielo
ha già detto: deve ricevere l'eco del suo amore infinito, delle sue gioie
immense, dei suoi dolori inenarrabili, delle sue aspirazioni gigantesche, delle
sue amarezze incomprensibili. Che possa riversare nel cuore di sua madre
l'oceano che ha nel Suo Cuore e che sembra incapace di contenerle. Per
questo l'ha unita a
Lui tanto intimamente; per questo vive in lei affinché un solo sangue circoli
in Lui e in lei e un solo sangue fluisca e rifluisca da un cuore all’altro.
Ascolti, senza sosta, l'eco divina; gli apra completamente il suo cuore di
madre affinché possa riversarvi in esso senza limiti - senza altri limiti che
quelli propri di una creatura - tutto quello che Egli vi voglia riversare"
(p. 40-42).
[20] Così Caterina scrive a
un figlio spirituale sacerdote, il
domenicano fra Bartolomeo: "Io, come Madre, vi offrirò e vi terrò dinanzi
al Padre eterno Dio" (L 129). E' proprio l'atteggiamento di Maria accanto
al Figlio crocifisso, come lo contempla sempre la santa. E' il vero amore
materno, totalmente oblativo, che offre il figlio fino al sacrificio, fino alla
morte. Tante volte, nelle lettere, Caterina descrive così l'amore materno di
Maria accanto alla croce. Mentre l'iconografia del suo tempo, considerando solo
l'aspetto umano, rappresentava Maria svenuta e sostenuta da Giovanni, Caterina
invece, perfettamente fedele al testo del Vangelo, insiste sul vero
atteggiamento di Maria, che sta in piedi, forte, coraggiosa, accettando
pienamente nella fede e nell'amore il sacrificio del figlio, superando così i
limiti dell'amore materno puramente naturale che tende sempre a proteggere il
figlio, a volere la sua vita ad ogni costo. In tutto questo, la maternità di
Maria è in profonda armonia con la Paternità di Dio. Così, secondo Caterina,
"quella dolcissima e carissima Madre... volontariamente perde l'amore del
Figlio; che non tanto che ella faccia come Madre, che el ritragga dalla morte;
ma ella si vuole fare scala e vuole che muoia" (L 30). Ecco il vero ritratto evangelico di Maria
accanto alla Croce, diritta e così forte da fare del suo proprio corpo materno
una scala per aiutare il Figlio a salire sulla croce, se ci fosse bisogno.
Caterina mostra come Maria conserva lo stesso atteggiamento oblativo dopo la
Pentecoste, riguardo ai suoi altri figli che sono i discepoli di Gesù. Non vuole
ritenerli con sé, ma accetta di separarsi da loro, affinché partano per
annunciare il vangelo in tutto il mondo. Con un profondo senso psicologico,
Caterina dà questo esempio alle donne troppo "possessive" nel loro
amore materno, e specialmente alla sua propria madre (cf le lettere 117 e 118).
[21] Secondo Bérulle, questo
è il senso dell’Ecce Venio della Lettera agli Ebrei: “Entrando nel mondo, dice: Tu non hai voluto né
sacrificio né oblazione, ma un corpo mi hai formato … Allora ho detto: Ecco, io
vengo… per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Tutto il capitolo 27 della
Vita di Gesù è il commento teologico
di questo testo della Scrittura, interpretato con il più grande realismo, come
esprimendo i “pensieri del Figlio di Dio nell’Istante della sua Incarnazione”.
L’istante del Concepimento di Gesù, istante dell’Incarnazione, è il momento
unico della sua “entrata nel mondo”. Poiché il Sacrificio Redentore di Gesù
inizia in questo primo istante, Maria stessa è: “Tempio santo e sacro dove Gesù
riposa, la vera Arca della vera Alleanza. È il primo e più santo tempio di
Gesù, e il cuore della Vergine è il primo altare sul quale Gesù ha offerto il
suo cuore, il suo corpo, il suo spirito in ostia di lode perpetua, e dove Gesù
offre il suo primo sacrifico e fa la prima e perpetua oblazione di sé stesso,
nella quale come abbiamo detto, siamo tutti santificati”.
[22] Testo citato da Sr Maria
Luisa Sánchez: Sposa, Madre e Apostola,
Roma, 1999 p 30-31.
[23] p. 66-67. La stessa
meditazione viene continuata da Mons. Martínez il giorno seguente in due punti:
"1° Riempirsi di Gesù. 2° Lasciare che Gesù si diffonda" (p.
76-79). Qui si potrebbe anche ricordare
l'esperienza di Teresa di Lisieux condividendo la piccolezza estrema di Maria
che la rende capace di "contenere Gesù, l'Oceano dell'Amore" (P
54/4).
[24] "1° Dimenticare sé stessa, è lasciare che
Gesù viva pienamente in lei. Se non ci fossero altri motivi per dimenticare se
stessa, ne basterebbe questo dolcissimo, perché che cosa c’è di più delizioso
che Gesù viva in noi? Ciò non è solamente la perfezione e la fecondità, ma è la
gioia.La felicità delle anime è essere Gesù, è sparire affinché Gesù viva in
loro. La vita di Gesù in noi è il cielo, è la perfetta maternità spirituale,
quella che unisce il Figlio e la madre fino a renderli perfetti nell'unità. Non
vede che questa maternità è riflesso della Paternità Divina? Il Padre e il
Figlio sono una cosa sola, perché hanno la stessa natura. L'anima che è madre
deve imitare, per quanto possibile alla creatura, questa divina unità. La
imiterà tanto più perfettamente quanto più lei scomparirà e in lei vivrà Gesù.
Per questo, è necessario stare costantemente e perfettamente (per quanto
possibile) sotto l’azione dello Spirito Santo, perché quest’unione divina si fa
nell’unità dello Spirito Santo. Quanto più l’anima vive sotto la mozione
dello Spirito Santo, tanto più essa sparisce, cioè spariscono, o piuttosto si
nascondono i parametri umani della vita come assorbiti dalla mozione forte e
soave dello Spirito Santo. Al tempo stesso, si unisce di più a Gesù, perché il
soffio dello Spirito Santo ha una direzione unica: va dal Padre al Figlio, e
dal Figlio al Padre, e in questa direzione trascina tutto ciò che trova al suo
passaggio: dal Padre al Figlio, e dal Figlio al Padre non sono due direzioni,
ma una stessa direzione, perché il Padre e il Figlio sono il solo principio
dello Spirito Santo. Dato il suo stato spirituale, lo Spirito Santo la guida
assiduamente in tutte le sue azioni. Si lasci condurre; lasci che
[25] La Fuga in Egitto (PR 6, 10r)