IL MISTERO DELL'AMORE MATERNO

alla luce della Venerabile Concepciόn Cabrera de Armida

e del Servo di Dio Monsignore Luis Martínez

 

                                                                 fr François-Marie Léthel ocd

 

 

           Essere Madre è la testimonianza scritta di una straordinaria esperienza di luce, vissuta insieme da due persone sante, una donna e un uomo: la Venerabile Concepción (o Conchita) Cabrera de Armida (1862-1937), laica sposata e madre di famiglia, e il Servo di Dio Mons. Luis Martínez (1881-1956), vescovo, durante 8 giorni di esercizi spirituali (10-17 settembre 1927) a Morelia. E' un libro breve, di circa 100 pagine, ma di una grande densità e profondità[1].

           La migliore chiave interpretativa si trova alla fine, nello sconvolgente "Affidamento di amore esplosivo" di Conchita.   Si tratta infatti di una vera "esplosione" di luce, cioè della Luce di Cristo in tutte le più grandi dimensioni del suo Mistero, e questo dal punto di vista della maternità, della carità come amore materno. Secondo le parole di P. Carrera nel suo Prologo, "Essere madre nasconde un Mistero trinitario, mariologico ed ecclesiologico che coinvolge tutti i battezzati, un Mistero di partecipazione della fecondità del Padre, di possesso dello Spirito Santo, di incarnazione di Gesù. Un Mistero che personalizzato in Maria è condiviso da tutta la Chiesa e si trasforma in grazia per un servizio intimo, per una missione di maternità spirituale" (p. 10).

           Questa è dunque una teologia altissima, luminosissima, una teologia inseparabilmente vissuta da una grande mistica e pensata da un eccellente teologo, ma che è anche lui un mistico. Per me è un nuovo esempio, veramente splendido, di questa inesauribile teologia dei santi, tanto valorizzata dal Venerabile Giovanni Paolo II e dal suo successore, il nostro attuale Papa Benedetto XVI[2].  Se molti santi e sante mi avevano già aiutato a contemplare questo Mistero della maternità e dell'amore materno,  nessuno e nessuna mi avevano dato tanta luce ne portato a tanta profondità come Conchita e Mons. Martínez.      Leggendo e rileggendo questo libro nella preghiera e riflettendo sui suoi inesauribili contenuti,  sperimento sempre di più questa "esplosione" di luce, dell'unica Luce di Cristo che si riflette attraverso il "prisma" dei santi, nella continuità storica dei Padri della Chiesa, dei Dottori del Medioevo e dei Mistici, dal Medioevo fino ad oggi. Così, nella mia presente relazione, cercherò di applicare a questo testo le chiavi interpretative della teologia dei santi, come l'ho fatto per tanti altri, e ultimamente per le Lettere dei primi tempi di Chiara Lubich[3].

           In riferimento al Mistero della Maternità, è evidentemente fondamentale la chiave mariana. Sempre presente nella vita della Chiesa, nella contemplazione e nell'esperienza dei santi, Maria si manifesta in crescendo nell'epoca moderna. Il venerabile Giovanni Paolo II ne ha dato la più alta testimonianza nella Luce di Cristo, Redentore dell'uomo, nella fedeltà al Concilio Vaticano II. Infatti, il "filo mariano", evidenziato nel Totus Tuus,  è stato il filo conduttore di tutta la sua vita come cammino di santità[4]. Lì anche si trova la chiave più interiore del suo Magistero, del suo cristocentrismo, del suo modo di andare incontro ad ogni uomo nell'amore di Cristo. Così anche la stessa chiave mariana è fondamentale per l'interpretazione dei numerosissimi scritti della venerabile Conchita. E' proprio indicata come "Elemento unificante dei suoi scritti" nella Presentazione del libro:

 

"P. Juan Gutiérrez,  negli studi fatti su Conchita, afferma che c’è un elemento disposto dal Signore che  unifica gli scritti di Concepción Cabrera de Armida,: 'Voglio fare di te un riflesso di Maria'. Da questo elemento unificante discendono implicazioni importanti per coloro che vivono la Spiritualità della Croce: i temi della Spiritualità devono essere vissuti come Maria vive la vita di Cristo Verbo Incarnato e la sua relazione con il Padre e con lo Spirito Santo. In questa prospettiva possiamo capire meglio le parole dette dal Signore a Conchita durante questi esercizi spirituali: 'Queste Opere della Croce hanno ben impresso il sigillo di Maria nelle loro fondamenta, nel loro sviluppo, e nella loro finalità'" (p.18, cf anche n. 5 p. 74).

 

           Nello stesso senso, Giovanni Paolo II affermava che "una delle più alte espressioni della spiritualità di san Luigi Maria Grignion de Montfort si riferisce all'identificazione del fedele con Maria nel suo amore per Gesù, nel suo servizio di Gesù" (Lettera ai religiosi e alle religiose delle famiglie monfortane, 8 dicembre 2003, n° 5), insistendo sul fatto che tale "identificazione mistica con Maria è tutta rivolta a Gesù"[5].

           In questa luce cristocentrica e mariana, la mia relazione si svilupperà in quattro parti:

1/ Un canto a due voci, un testo scritto da due mani

2/ Essere Madre di Gesù e delle anime, con Maria nella Chiesa

3/ Aspetti essenziali della maternità:

fecondità, amore, servizio, martirio, sacerdozio, missione di dare Gesù

4/ "Affidamento di amore esplosivo" (Entrega Explosiva)

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1/ Un canto a due voci, un testo scritto da due mani

 

           La particolare bellezza di questo libro sta nel fatto che è l'espressione di due voci, che è un testo scritto da due mani, mostrando in modo esemplare la complementarità tra queste due persone sante nel loro modo di avvicinarsi insieme al Mistero del Signore.  Qui si vede proprio come lo stesso Gesù "sta in mezzo" a due persone che sono riunite nel suo Nome (cf Mt 18, 20), per aiutarsi reciprocamente sul cammino della santità, di una unione più profonda con lui. Per questo è molto utile l'Appendice del libro che presenta in modo sinottico per ogni giorno i testi di  Mons. Martínez  e quelli di Conchita (p. 101-107).  Sono due persone tanto diverse, ma che hanno in comune un grado alto di santità, e che si ritrovano nella stessa profondissima spiritualità.

           Da questo punto di vista, il presente libro è come uno specchio luminoso per contemplare l'uguale dignità della donna e dell'uomo nella Chiesa, della vocazione di una laica sposata e madre di famiglia e di un uomo consacrato nel celibato, un sacerdote diventato vescovo. Qui appare in modo veramente meraviglioso la perfetta complementarità di queste due vocazioni.

           La donna si trova qui al primo posto. La venerabile Conchita è più grande di quasi 20 anni; riguardo a lui, è una vera madre ma anche una figlia. La sua esperienza umana e spirituale è straordinariamente ricca: è la duplice esperienza del sacramento del matrimonio e del matrimonio spirituale, della maternità naturale (ha avuto 9 figli) e di una immensa maternità spirituale. Si deve insistere sull'unità e la continuità della suo cammino di santità, prima nella vita matrimoniale, e poi come vedova.  E' una laica che è fondatrice di due congregazioni  religiose e di molte opere ecclesiali.  La sua maternità spirituale si esercita verso tutti, ma specialmente verso i vescovi e sacerdoti al momento della grande persecuzione religiosa nel Messico. E' da sottolineare che l'anno 1927, nel quale si svolgono questi esercizi spirituali, è l'anno del martirio di tanti sacerdoti e anche di laici come il beato Anacleto Gonzalez Flores.  Ma sopratutto Conchita è una grande mistica che ha lasciato alla Chiesa un vero tesoro con i suoi numerosi scritti. Da questo punto di vista va interpretata in dialogo con le tre più grandi mistiche che sono Dottori della Chiesa: Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux.

           Il Servo di Dio Mons. Luis Martínez è un eminente Pastore della Chiesa: Vescovo ausiliare di Morelia al momento di questi esercizi, diventerà poi arcivescovo primate di Messico.  Le sue meditazioni pubblicate in questo libro sono dei veri capolavori. Sono testi scritti da lui "su misura", cioè alla misura di Conchita, e sono evidentemente l'espressione di un eccellente teologo che è allo stesso tempo un vero mistico. Anche lui sperimenta la grazia centrale dell'Incarnazione Mistica (ricevuta da Conchita il 25 marzo 1906 e da lui il 25 marzo 1925).  Ha ricevuto la grande missione di essere il Padre spirituale di Conchita nell'ultimo periodo della sua vita (dal 1925 al 1937).  Riguardo all'importanza di questa relazione spirituale, bisogna citare ciò che scrive il P. Ignacio Navarro:

 

"La direzione spirituale vera e propria di Conchita da parte di Mons. Martínez inizia con gli esercizi spirituali predicati nel 1925; ella gli fa il resoconto delle grazie ricevute da Dio con uno stupendo riassunto. Quella direzione spirituale, attuata soprattutto con gli esercizi spirituali annuali e la corrispondenza epistolare, fu considerata da entrambi una grazia molto grande di Dio. Il 'figlio della luce', appellativo datogli dal Signore a motivo delle grandi illuminazioni per capire e guidare Conchita, fu un fermo appoggio nella tappa decisiva della vita di lei.  Forse nessuno la capì meglio e la sua accorta direzione, molto nobile ed elevata, la portò a sviscerare le fecondissime possibilità divine contenute nella grande grazia [l'Incarnazione mistica].  Il sostegno di questo grande direttore spirituale non eliminò le pene e le sofferenze di Conchita in questa tappa dolorosa, ma la aiutò a dare ad esse un senso pieno di fecondità ecclesiale e a percorrere con sicurezza la strada fino alla meta.  Anche Conchita fu, per il 'figlio della luce", canale e strumento delle grazie divine e dal carteggio si percepisce con chiarezza l'influsso reciproco per arrivare entrambi all'unione con Dio. In una seduta precedente la sessione preparatoria del processo di beatificazione di Conchita, Mons Martínez dichiarò chiaramente che Conchita era una delle più grandi mistiche che la Chiesa avesse mai avuto"[6].

 

           Le meditazioni di Mons. Martínez rivelano una teologia molto sicura, equilibrata e profonda, caratterizzata da un potente cristocentrismo trinitario. E' evidente l'influsso di san Tommaso, e anche molto probabilmente dei grandi maestri della Scuola Francese che sono il Cardinale di Bérulle e San Luigi Maria di Montfort riguardo all'approfondimento del cristocentrismo trinitario (nella contemplazione del Padre e dello Spirito Santo), della centralità dell'Incarnazione, della Maternità di Maria[7] e del Sacerdozio.  Colpisce particolarmente il suo senso dell'analogia e dell'armonia tra la natura e la grazia, e specialmente l'armonia tra la maternità naturale e la maternità spirituale, nella luce altissima della Paternità di Dio e della Maternità divina di Maria. Questa eccellente teologia è stata evidentemente molto preziosa per aiutare Conchita ad integrare tutte le dimensioni della sua maternità, quella naturale e quella spirituale.  Mons. Martínez contempla il Mistero della Maternità in un modo talmente bello e giusto che lo rivela come un uomo profondamente mariano.

           Ascoltiamo dunque un vero "inno alla maternità" cantato da due voci molto belle e pure, in una relazione spirituale piena di luce, luogo di questa "esplosione" di luce. Infatti, lui è per Conchita "il figlio della luce", un eccezionale figlio affidato alla sua maternità spirituale. Ma lei è anche una vera figlia affidata alla sua paternità spirituale per il pieno ed ultimo sviluppo della sua santità. Per capire meglio questa perfetta reciprocità di maternità e di paternità tra una donna santa e un uomo santo, possiamo ricordare come santa Caterina da Siena chiamava il beato Raimondo da Capua: "Carissimo padre e figlio in Cristo Gesù dato da quella dolce Maria" (Lettera 226).  E' proprio il massimo della relazione spirituale tra una donna e un uomo, nell'uguaglianza e nella reciprocità. Ed è una luce preziosa per dissipare le ombre di una falsa paternità (il paternalismo clericale) e di una falsa maternità (il maternalismo possessivo).

           E' una relazione molto pura, senza nessun attaccamento sbagliato, nella quale i due cuori sono come dei specchi limpidi che riflettono la stessa Luce di Cristo nello Spirito Santo, illuminandosi a vicenda. Così le meditazioni di Mons. Martínez sono evidentemente un puro riflesso dell'esperienza mistica di Conchita, ma illuminata dalla sua profonda teologia, per aiutare la stessa Conchita ad approfondire ancora la sua esperienza.

           I testi di Conchita sono in forma di dialogo con Gesù (eccetto l'ultimo che è la preghiera di "affidamento esplosivo"). A questo proposito, penso che sarebbe meglio nel futuro seguire l'edizione originale in spagnolo che non mette in corsivo le parole di Gesù, ma solo i testi della Sacra Scrittura.  Il dialogo è infatti una delle modalità classiche dell'esperienza mistica, come si vede per esempio nel Dialogo di santa Caterina da Siena, nell'Imitazione di Cristo, nell'Autobiografia della beata Dina Bélanger[8]. L'uso del corsivo per le parole del Signore orienta verso l'interpretazione sbagliata di questi grandi testi mistici come "Rivelazioni private" o "Messaggi".

 

 

2/ Essere Madre di Gesù e delle anime, con Maria nella Chiesa

 

           Essere Madre è il grande e unico tema di questi esercizi del 1927, dall'inizio alla fine. Questo è il tema della meditazione del primo giorno:

 

"Essere madre!' Il foglio che mi ha consegnato il mio Direttore dice: 'In queste due parole si racchiuderanno i suoi esercizi, perché in queste due parole sono contenuti tutti i disegni di Dio su di lei. Queste due parole costituiscono il progetto di Dio sulla sua anima, e lei già sa che tutta la nostra missione sulla terra si riduce alla realizzazione del progetto di Dio su di noi. Come Dio ha creato alcuni per essere martiri o dottori o sacerdoti, così ha creato lei per essere madre, e tutte le sue preoccupazioni, tutti i suoi sforzi devono essere finalizzati a questo, ad essere madre, con tutto ciò che questa divina parola racchiude. In questi giorni imparerà, meglio di quanto già sappia farlo, ad essere madre" (p. 25-26).

 

           Qui si vede tutta la forza e la chiarezza del "figlio della luce" nell'esercizio della sua paternità spirituale. Il punto finale della sua conclusione sono queste parole: "Concludo come ho cominciato: 'SIA MADRE!'" (p. 88).

           Il fatto più impressionante è che in tutte le sue meditazioni, Mons. Martínez mette l'accento sulla maternità spirituale come Essere Madre di Gesù! Essere Madre delle anime ne è la conseguenza.  Più frequentemente, le mistiche mettono l'accento sulla maternità delle anime: per esempio Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux. Quest'ultima definisce la sua vocazione di carmelitana con queste parole: "Essere tua sposa, o Gesù ... essere grazie all'unione con te madre delle anime" (Manoscritto B, 2v).  Così, Teresa chiama il criminale Pranzini "il mio primo figlio" (Manoscritto A, 46v).  Sposa di Gesù e madre delle anime è l'espressione classica del matrimonio spirituale e della maternità spirituale.

           Nelle sue meditazioni, Mons. Martínez  ricollega l'essere Madre di Gesù all'Incarnazione Mistica che è la grazia centrale di Conchita, condivisa da lui. Ma, nella prospettiva più ampia della teologia dei santi, mi sembra importante ricordare che era già uno dei contenuti principali degli Scritti  di san Francesco e di santa Chiara d'Assisi.  Tra di loro si verifica la stessa complementarità di un santo e di una santa sullo stesso argomento, che bisogna considerare adesso brevemente.

           Il testo fondamentale è la Lettera ai fedeli di Francesco, nella prima recensione. E' un "inno alla carità" che si può definire anche "esplosivo", e che mi sembra tanto prezioso per l'interpretazione dell'esperienza di Conchita. Infatti Francesco si rivolge a tutti i fedeli che vivono nella carità, uomini e donne, sposati o consacrati:

 

           "Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi (...) e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo,  e fanno frutti degni di penitenza:

           Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse;  perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora;  e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

           Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli.  Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo diamo alla luce  per mezzo della santa operazione che deve risplendere agli altri in esempio.

           Oh, come è glorioso, santo e grande avere in Cielo un Padre!  Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!  Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale Fratello e un tale Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo"[9]. 

 

           Qui, Francesco prende sul serio e con il più grande realismo la parola di Gesù nel Vangelo: "Chiunque fa la volontà del mio Padre che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre" (Mt 12, 50), ma integrandola nella prospettiva più ampia del suo cristocentrismo trinitario. Nella sua semplicità, questo testo è di una grande profondità teologica, mostrando come per mezzo della Carità, lo Spirito Santo opera una nuova sintesi delle relazioni umane (la famiglia) e delle relazioni divine (la Trinità). Infatti, lo Spirito Santo ci rende figli del Padre nel Figlio Incarnato, ci conduce al Padre "per Cristo, con Cristo e in Cristo", e così Francesco evidenzia una triplice relazione con lo stesso Cristo Gesù, veramente Sposo, Fratello e Figlio di ogni persona che lo ama, che sia un uomo o una donna, una persona sposata o una persona consacrata. Infatti, per mezzo del suo più grande dono che è la carità, lo Spirito Santo rende la persona umana capace di amare "con tutto il cuore", cioè in tutte queste dimensioni essenziali del cuore umano che sono l'amore filiale, l'amore sponsale, l'amore materno e paterno, l'amore fraterno.  Teresa di Lisieux esprime la stessa verità simbolicamente, paragonando il suo cuore a una lira, cioè ad uno strumento musicale con quattro corde (pensiamo anche al violino)[10]. Ed è una verità antropologica universale: ogni donna ha un cuore di sposa e di madre, di figlia e di sorella, come ogni uomo ha un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. E tutti sono chiamati alla santità, cioè alla perfezione della carità, ad amare con tutto il cuore Dio e il prossimo.  Qui, la teologia dei santi è come una meravigliosa sinfonia, espressione di cuori di uomini e di donne che hanno vissuto la stessa carità nelle diverse vocazioni, nel matrimonio o nel celibato. Nella santità, tutte le "corde" del cuore vibrano, ma spesso con una dominante. Per esempio in Teresa di Lisieux come in Giovanni della Croce, la dominante è la corda sponsale. In Caterina da Siena come in Conchita, la dominante è la corda materna.

           Tuttavia, in Conchita, l'aspetto più caratteristico ed originale è proprio questa duplice esperienza del matrimonio sacramentale e del matrimonio spirituale, della maternità naturale e della maternità spirituale, senza nessuna opposizione ma nella più perfetta integrazione e armonia: una esperienza arricchisce l'altra. Si deve specialmente notare il fatto che Conchita ha ricevuto la grazia del matrimonio spirituale nel 1897, quando suo marito era ancora in vita[11].  Più che grazie straordinarie, il matrimonio spirituale e la maternità spirituale sono delle modalità essenziali della carità vissuta all'alto livello della santità. Si può dire lo stesso dell'Incarnazione Mistica, fondata nel battesimo (cf  p.32 n.3).

           Nel testo di Francesco che abbiamo citato, non c'era riferimento esplicito a Colei che è in modo eminente e unico la Madre di Gesù. Conviene dunque ricordare come Francesco si rivolge a Maria nell'antifona del suo Ufficio della Passione del Signore chiamandola "Figlia e ancella dell'Altissimo sommo Re, il Padre Celeste, Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo" (FF n° 281).  Bisogna notare che Francesco usa le stesse espressioni quando scrive a Chiara e alle sue sorelle: "Per ispirazione divina, vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il Padre Celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo" (FF n° 139).  Con questa espressione di "sposa dello Spirito Santo", conviene ricordare che il nome biblico di Sposo attribuito a Dio è il grande simbolo del suo amore per il Popolo. Mentre i nomi di Padre e Figlio esprimono relazioni "ad intra", in Dio stesso (essendo proprietà delle Persone), invece i nomi di Sposo e Sposa esprimono relazioni "ad extra", tra Dio e la Creazione.  Così il nome divino di Sposo, significando la relazione tra Dio e l'umanità, appartiene a tutta la Trinità: le Tre Persone sono un unico Dio, un unico Sposo, e questo Nome può dunque essere legittimamente appropriato a ciascuna delle Persone.  E' centralmente appropriato al Figlio che ha "sposato" la nostra umanità nell'Incarnazione e nella Redenzione, ma può anche essere giustamente appropriato al Padre e allo Spirito Santo. Così, il Cardinale de Bérulle preferisce chiamare Maria "Sposa del Padre", piuttosto che "Sposa dello Spirito Santo".  Si può dire anche, senza nessun'inconvenienza, che Maria è Sposa del suo Figlio, come Icona perfetta della Chiesa.

           Dunque il titolo di "Sposa dello Spirito Santo" si può applicare a Chiara, a Conchita e ad ogni persona che vive nella carità. Ma queste sante hanno evidentemente una preferenza per il titolo di Sposa di Cristo.

           Nelle sue Lettere a sant'Agnese di Praga, Chiara riprende al femminile, ripete e approfondisce le espressioni di Francesco nella Lettera ai fedeli:  "Siete sposa, madre e sorella del Signor mio Gesù Cristo (...) Avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e madre del Figlio dell'Altissimo Padre e della gloriosa Vergine" (Prima Lettera, FF n°  2863 e 2866). Per lei, essere Sposa di Gesù significa "abbracciarlo" nel Mistero della Croce (Seconda Lettera, FF 2878-2881). Essere Madre di Gesù significa la comunione più intima al Mistero dell'Incarnazione vissuta con Maria, partecipando in qualche modo la sua maternità verginale:

 

"Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non lo potevano contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo verginale (...) E' ormai chiaro che l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna tra tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo.  Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. E' la stessa Verità che lo afferma: 'Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure l'amerò; noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora'.  A quel modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell'umiltà e povertà, puoi sempre senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute, e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo" (FF n° 2890-2893).

 

           Ciò che Chiara scrive qui ad Agnese, nella prospettiva della verginità consacrata, conviene anche a Conchita nella sua grazia centrale dell'Incarnazione Mistica, grazia di comunione profonda alla maternità verginale di Maria data a una persona sposata. In questo magnifico testo, Chiara mette come Francesco l'accento sulla carità che rende l'anima capace di portare in se, come Maria, "Colui che i cieli non possono contenere". La carità è l'essenziale verginità dell'anima che rende la persona veramente sposa e madre di Gesù[12], ciò che trova un'enorme risonanza nel cuore della donna, come  ce lo mostrano santa Chiara e la venerabile Conchita. Gesù essendo vero uomo, Figlio di Maria e Sposo della Chiesa, è evidente che la donna è privilegiata per amarlo come Madre e Sposa. Esiste dunque un vero "privilegio della femminilità nell'amore di Gesù"[13].

           In tutto questo risplende l'indicibile Amore di Dio Trinità che ha creato la nostra umanità a sua immagine e somiglianza come uomo e donna, corpo e anima, e che nel Mistero di Cristo si dà e si unisce ineffabilmente alla stessa umanità, nella più intima comunione sempre operata dallo Spirito Santo: Come Padre, la rende Figlia nel suo Figlio; come Figlio la fa allo stesso tempo sua Madre, sua Sposa, sua Sorella!

           A partire dal medioevo, i santi hanno specialmente approfondito la comunione che esiste tra la Chiesa Pellegrinante e i Misteri della vita terrena di Gesù, dall'Incarnazione alla Croce, sotto l'aspetto della povertà (Francesco) e della piccolezza (Teresa di Lisieux). Ed è la stessa realtà che san Tommaso esprime con il concetto di merito. Così Conchita e Mons. Martínez si inseriscono perfettamente costellazione dei santi moderni che hanno "scavato" sempre di più nei Misteri dell'Incarnazione, della Passione Redentrice, nella dimensione interiore del Cuore di Gesù. Riguardo all'Incarnazione, il più grande contributo è venuto dal Cardinale de Bérulle e dai suoi grandi discepoli (specialmente san Luigi Maria di Montfort): Da una parte l'Incarnazione è incomunicabile, perché l'unione ipostatica riguarda esclusivamente l'umanità di Gesù, senza mai estendersi ad un'altra umanità. Ma dall'altra parte è possibile comunicare in qualche modo a questa ineffabile "grazia di unione". E' il senso della "schiavitù d'amore" che ha il suo fondamento nella grazia del Battesimo. Vissuta pienamente, questa spiritualità deve portare proprio alla Incarnazione Mistica[14]! 

Nella stessa epoca moderna la spiritualità del Sacro Cuore, con gli aspetti di "riparazione" e anche di "consolazione" del Cuore di Gesù si appoggia su una comprensione molto profonda e realista della comunione tra la Chiesa Pellegrinante e Gesù in tutti i Misteri della sua vita  terrena. L'Incarnazione nel grembo verginale di Maria e la Passione Redentrice sono degli eventi del passato successi una volta per tutte e che non ricominceranno mai, ma la Chiesa è sempre immediatamente presente a questi Misteri, specialmente quando sono celebrati nella liturgia. Così la festa del 25 marzo è un vero "luogo teologico" e mistico per Caterina da Siena, per Luigi Maria di Montfort, per Conchita e Mons. Martínez: è proprio il luogo dell'Incarnazione Mistica. E' comunione reale ed intima con Gesù nel grembo verginale di Maria. Insieme a Maria, Conchita può veramente dare a Gesù la "consolazione" dell'amore materno! Questi grandi approfondimenti cristologici dei santi moderni sono anche strettamente legati alla "visione beatifica" sempre presente nell'anima di Gesù (secondo san Tommaso):  Già nel grembo di Maria e durante tutta la sua vita terrena, e particolarmente nella sua Passione, Gesù era personalmente in relazione con ciascuno di noi, con ogni essere umano che conosceva ed amava. E' una delle affermazioni fondamentali di Teresa di Lisieux. Non si tratta di sentimentalismo o di pie esagerazioni, ma di grandi verità cristologiche ed ecclesiologiche da riscoprire oggi con l'aiuto di tutti questi santi.

 

 

3/ Aspetti essenziali della maternità:

fecondità, amore, servizio, martirio, sacerdozio, missione di dare Gesù

 

           Durante gli otto giorni degli esercizi, Mons. Martínez aiuta Conchita a scoprire e ad accettare pienamente la sua fondamentale vocazione di maternità spirituale, cioè di Madre di Gesù e delle anime, mettendo progressivamente in luce gli aspetti essenziali di questa maternità: fecondità, amore, servizio, martirio, sacerdozio, missione di dare Gesù. Le sue meditazioni sono inseparabilmente il frutto dell'esperienza di Conchita condivisa da lui come "figlio della luce", ma anche con tutta la luce della sua sicura e profonda teologia.

 

 

Fecondità

 

           Con il primo tema della fecondità, si vede immediatamente la grande impostazione del cristocentrismo trinitario. La maternità spirituale è relazione al Figlio Incarnato, ed è partecipazione alla Paternità di Dio e alla maternità divina di Maria[15].  Qui, conviene citare la meditazione del primo giorno:

 

"La prima ed essenziale qualità di una madre è essere feconda, è dare la vita ai propri figli. Dare la vita a Gesù! Non sarebbero sufficienti solo queste parole per impazzire d’amore e di gioia? Dare la vita a Gesù! Quale strettissima unione è necessario avere con Gesù per dargli la vita! Quale fecondità quella che ha per oggetto Gesù! È la fecondità del Padre, la fecondità verginale della purezza, la fecondità misteriosa del dolore, la fecondità dell'amore, ma di chi ama con lo Spirito Santo. E non pensi che basti aver dato misticamente la vita a Gesù una sola volta, nel giorno indimenticabile e felice dell'incarnazione mistica; no, la vita a Gesù bisogna darla sempre, in ogni istante, perché Egli nasce costantemente, non cessa mai di nascere. Per questo la Scrittura e la Chiesa lo chiamano Oriens, colui che nasce. Il suo compito principale è dare costantemente la vita a Gesù. Questa è la sua eterna gioia e il suo eterno dolore. "La donna - dice Gesù - quando dà alla luce, è triste perché teme che giunga la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non ricorda più la sua tristezza, per la gioia che è nato al mondo un uomo " (Gv 16, 21). Ma in questa mistica nascita di Gesù, che torna a nascere, che non cessa mai di nascere, il dolore e la gioia si fondono in maniera ineffabile, l'anima soffre sempre, perché è sempre la sua ora, e gioisce sempre, perché continuamente dà alla luce Gesù (...) Dica alla Santissima Vergine che le insegni ad essere madre, a dare vita a Gesù". (p. 25-27).

 

           Così, Mons. Martínez va subito al centro, che è sempre Gesù, ma in tutta la luce del Mistero Trinitario, con il continuo riferimento all'Incarnazione mistica. E' un testo audace, ma molto preciso dal punto di vista teologico. Conchita lo riceve proprio con il "sì" di Maria:  "Ecco la serva del Signore (p. 28).  Lo stesso tema della fecondità viene poi approfondito nella seguente meditazione, sempre nella prospettiva trinitaria:

 

"Questa mistica fecondità presuppone relazioni intime con la Santissima Trinità. Lo Spirito Santo trasmette all'anima la divina fecondità del Padre, l’unico che dà la vita a Gesù. Come lo Spirito Santo coprì con la sua ombra Maria nel il mistero dell'Incarnazione, così, fatte le debite proporzioni, lo Spirito Santo copre con la sua ombra l'anima fortunata nella quale incarna misticamente Gesù. Ecco perché, per dare la vita a Gesù, l'anima deve ricevere lo Spirito Santo, aprirsi pienamente al suo influsso fecondo, lasciarsi muovere pienamente da Lui. E dato che l'anima deve cercare costantemente di dare la vita a Gesù, costantemente deve vivere in un abbraccio d’amore con lo Spirito Santo, aperta alle sue grazie, docile alle sue mozioni.... Nell'incarnazione mistica, lo Spirito Santo possiede pienamente e costantemente l'anima. Il dovere di questa è di lasciarsi possedere dallo Spirito Santo, lasciarsi riempire da Lui, lasciarsi muovere da Lui.

Questo è, a mio giudizio, il significato di ciò che Gesù le disse negli esercizi dell'anno scorso: “D'ora in poi la tua vita deve essere lo Spirito Santo. Ebbene: vivere quella vita è vivere d’amore, dato che lo Spirito Santo è amore; vivere quella vita è vivere in un amoroso protendersi verso il Padre e il Figlio, perché lo Spirito Santo è il vincolo divino che allaccia eternamente le altre due Divine Persone; vivere quella vita è vivere sotto il soffio soave e forte dello Spirito Santo, lasciarsi portare da quel vento divino, da quella divina corrente. Come una pagliuzza che non oppone alcuna resistenza al vento, che si lascia trasportare da questo nella direzione e alla velocità che vuole, fluttuando secondo il capriccio del vento, così la sua anima deve essere costantemente rapita dal soffio divino, desiderosa di fare ciò che lo Spirito Santo vuole.

Così fecondata dallo Spirito Santo, l'anima dà la vita a Gesù. Chi può spiegare questa ineffabile operazione? È necessario unirsi intimamente a Gesù, fondersi con Lui nel mistero di questa unione, con un amore simile a quello del Padre Celeste, cioè: con un amore purissimo, ardente, tenerissimo, disinteressato, generoso. Amando con lo Spirito Santo, l'anima si dà, si abbandona senza riserve a Gesù e, donandosi, dà la vita al Figlio adorato.

Questa ineffabile relazione con Gesù racchiude in sé tre cose: unione-amore-donazione.  Il Padre Celeste, per dare la vita a Gesù, è talmente unito a Lui da essere una sola cosa col Verbo; lo ama con un amore infinito, e nel darsi a Lui e  nel comunicare con Lui gli trasmette la propria natura, la sua stessa vita. E tale ineffabile generazione del Verbo si realizza nell'anima, in essa il Padre genera il suo Verbo e, in maniera misteriosa, l'anima partecipa di questa divina operazione. Ah! Ciò che occorre è che sia partecipe, per quanto possibile, dell'unione, dell'amore, della comunicazione del Padre. Ecco perché l'anima deve amare Gesù come lo ama il Padre.

Così, attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, l'anima va al Padre, penetra nel seno amoroso e fecondo del Padre, nel quale tutto si compie. L'anima sembra perdersi nel Padre, come una goccia d’acqua si perde nell'oceano, ne condivide l'amore, la tenerezza, la fecondità, e nell'anima si riflette la maestà del Padre. Che riposo in quel seno infinito! Quale profondità d’amore! Che delicata tenerezza! Che pienezza! Che gioia! Che pace! L'anima che raggiunge queste vette, affonda nella profondità dell'oceano divino. E questo ciclo divino si ripete incessantemente; l'anima lo ripercorre di continuo ed è sempre nuovo, perché Dio è sempre nuovo. Dare vita a Gesù significa percorrere questo ciclo misterioso" (p. 30-32).

 

           Questo modo di esprimersi è simile a quello di san Giovanni della Croce, quando il linguaggio teologico più preciso e tecnico è messo tutto al servizio della vita spirituale. La divinizzazione dell'uomo è vera partecipazione alla vita divina della Trinità.  Nella sua prospettiva sempre cristocentrica, Mons. Martínez  si ferma molto nella contemplazione del Padre e dello Spirito Santo.

 

 

 

 

 

 

Amore

 

           La meditazione seguente sull'Amore mette particolarmente in luce il rapporto tra l'amore materno e l'Amore del Padre, nella maternità naturale e nella la maternità spirituale. Abbiamo qui un bel esempio di questa eccellente teologia della natura e della grazia[16], viste nella prospettiva dell'armonia e dell'analogia:

 

"La seconda qualità di una madre è l'amore; ma questo amore è un amore unico, una madre deve amare Gesù con lo Spirito Santo. Questo amore ha molte ineffabili qualità (...)

           È disinteressato. Una madre terrena dimentica totalmente sé stessa per non pensare ad altro che al proprio figlio, per non vivere che per lui, per donarsi e sacrificarsi per lui costantemente. Per una madre spirituale è necessario superare di gran lunga il disinteresse delle madri naturali; per lei non c'è altro che Gesù, in tutto.

           È generoso. La madre della terra dà tutto per il figlio. Il Padre Celeste dà tutto ciò che Egli è: ed è infinito, dà tutto ciò che ha: e Lui ha tutto. La madre spirituale deve dare tutto, e darsi tutta a Gesù: deve essere una donazione vivente.

           È abnegazione, è desiderio di sacrificarsi per il figlio, poiché in questo sacrificio trova gioia e felicità. Ha una speciale sfumatura: si ama il figlio come cosa propria, come qualcosa di se stessa. Tuttavia, ma come lei ha fatto notare, la madre non ama ciò che a lei appartiene, ma lo dimentica e lo sacrifica, anche se ama il figlio come qualcosa di proprio, identificandolo con se stessa. Mistero d’amore! Mistero che rivela quella sostituzione dell'amante con l'amato, che si realizza nell'amore. Il figlio è come la proiezione della madre, e questa, che non si preoccupa di sé stessa, si strugge per quella proiezione adorata. Mi sembra un segno dell'amore del Padre Celeste che amando il Figlio ama Sé stesso, perché sono una sola cosa. Nel cielo comprenderemo che l'amore infinito ha bisogno di unità di natura e di distinzione delle Persone. In una parola: l'amore di una madre spirituale è il riflesso dell'amore del Padre; l'anima deve amare con lo Spirito Santo. Che delizia per Gesù trovare nell'anima il riflesso dell'amore del Padre, dell'amore che eternamente gli dà la vita! Che gioia respirare nell'anima l'atmosfera che si respira nel seno del Padre! o piuttosto, che delizia trovare come fusi tra loro l'amore del Padre e l'amore dell'anima!  (p. 33-34).

 

           Allo stesso modo, il Cardinale di Bérulle contemplava questa "convergenza" dell'Amore Paterno di Dio e dell'Amore Materno di Maria verso lo stesso Figlio Gesù, nel rapporto simbolico tra il seno del Padre e il seno di Maria[17].

 

 

Servizio

 

           Seguono  poi le due meditazioni sul servizio, nelle quali si percepisce di più l'atteggiamento del Figlio verso la Madre, il suo desiderio di essere amato da un Cuore di Madre[18]. Qui si riflette sicuramente l'esperienza personale di Mons. Martinez, esperienza dell'Amore materno di Maria, e anche della propria mamma. La prima meditazione è  un bellissimo inno all'amore materno:

 

"Le attenzioni che una madre rivolge a un figlio sono, innanzitutto, un servizio intimo, del cuore, di tenerezza. Il figlio si fida dell'amore della madre come di nessun altro amore. Sa che tutti gli affetti possono venir meno, ma che non gli mancherà mai la tenerezza materna; è sicuro di lei: sa che in quel cuore può riversare liberamente tutto ciò che è nel suo: gioia o dolore, amore o amarezza, poiché con il cuore di sua madre non deve misurare le effusioni della sua anima, né limitare le sue intimità. Sa che in quel cuore troverà sempre ciò di cui ha bisogno: consolazione, tenerezza, intimità profonda e fiduciosa. Dove trovare un cuore come quello di una madre, così sicuro che non verrà mai meno; così nostro da poterne disporre senza riserva; così grande da contenere tutto il nostro amore, tutte le nostre pene e tutte le nostre gioie; così simile al nostro da poterci comprendere meravigliosamente; così puro da poterci abbandonare liberamente alle sue carezze; e così forte, generoso, e delicato, poiché è il riflesso della tenerezza del Padre Celeste?

Gesù ha bisogno proprio di cuori materni; la sua aspirazione più ardente, la sua esigenza più imperiosa (ammesso che si possa dire questo di Lui) è quella del suo Cuore; ecco perché il servizio più urgente, il più desiderato, è l'intimo e insostituibile servizio della tenerezza di una madre. Gesù dispone di sacerdoti, dottori, martiri, tutto quello che necessita per la sua opera divina sulla terra; ha ministri, soldati e vassalli nel suo regno spirituale; ma per le sue sante intimità, per le esigenze del suo cuore, per il suo riposo, per la sua consolazione, per i suoi sfoghi, per il suo appagamento, per la sua vita intima, ha bisogno del cuore di una madre.

Lei Vorrà avere un cuore di madre per Gesù? Ma davvero un cuore di madre, immenso, profondo, tenero, fedelissimo, suo interamente suo, sul quale egli possa contare senza timore, riposare con fiducia, sfogarsi senza riserve, e trovare un'eco dei suoi intimi pensieri e affetti profondi" (p. 39-40).

 

           La seconda meditazione mette in luce questo servizio nella dinamica dell'ammirabile scambio, cioè di dare e ricevere[19].

 

Martirio

          

           Tutte queste meditazioni trovano evidentemente una grande risonanza nel cuore materno di Conchita, sentendosi amata da Gesù Figlio ed amandolo come Madre. Così ci riferisce il suo dialogo con Gesù il giorno successivo (13 settembre), in relazione con la nuova meditazione sulla maternità come martirio:

 

“Io ti amo - mi ha detto - con la tenerezza di tutti i figli, con 1a delicatezza del Figlio di Maria. Nessuno al mondo può comprendere l'immensità di questo particolare amore”.

“Ebbene, anch’io voglio amarti Gesù mio, con l'intensità di tutte le madri della famiglia umana, e le madri della famiglia animale, leonesse, gatte, galline, etc. con tutti i tormenti propri di una madre, con lo stesso Cuore di Maria (oh se questo fosse possibile), Madre delle madri, Regina dei martiri”.

           “Amami molto; amami sempre; amami più di ogni cosa, più di tutti i figli. Dimmi che mi ami, che sei Mia, che ti lascerai amare liberamente da un Figlio purissimo e santissimo. Ho sete di anime materne” (p. 45-46).

 

           Qui, le espressioni di Conchita che fanno riferimento al mondo animale sono molto interessanti per capire fino a che punto si estende questo rapporto tra natura e grazia. L'esperienza della maternità naturale vissuta dalla nostra venerabile assume questa dimensione cosmica del mistero della vita. Così le parabole di Gesù fanno spesso riferimento al mondo animale.

           La meditazione sulla maternità come martirio è molto bella e profonda, usando sempre l'analogia tra maternità naturale, maternità spirituale e Paternità divina, ricordando sempre la Maternità divina di Maria

 

"A ben vedere, tutto ciò che fa una madre è dare la vita: la dà in primo luogo nel suo seno, poi con il suo latte, poi con gli insegnamenti, con i quali forma nel tempo l'anima del figlio; la sua attenzione incessante, la sua sollecita chiaroveggenza, le sue carezze i suoi baci, le sue consolazioni, le sue lacrime, tutto quello che dà al figlio è veicolo di vita, tutto racchiude il mistero di quella fecondità amorosa che si esprime in tutte le forme e tocca col suo influsso meraviglioso tutto l'essere del figlio.

Veramente la maternità è un riflesso dell'eterna generazione del Verbo, fatta dal Padre Celeste. Questa generazione, operazione unica ed eterna, dà la vita che non ha fine, mentre la maternità creata consiste in una serie di azioni molteplici e imperfette che danno frammentariamente una vita limitata, immagine di quella vita divina. Comunque la fecondità della creatura imita l'arcana fecondità di Dio.

Dopo la divina maternità di Maria, nessun’altra assomiglia tanto alla Paternità divina come la maternità spirituale. Dà sempre la vita, la stessa vita, forse con identica pienezza. Ma sulla terra la fecondità e il dolore sono uniti. Ogni modo di dare la vita è per la madre un dolore e un martirio. Il dare alla luce, l'allattamento, l'insegnamento, la costante sollecitudine, la dedizione: tutto è opera dell’amore, ma tutto è martirio. Essere madre è essere martire.

Ma, tra tutte le maternità, nessuna è tanto dolorosa e tanto terribile come l’essere  madre di Gesù. Maria che è, in senso stretto, la Madre di Dio, è, per questo stesso fatto, la Regina dei martiri. Le anime che, per una grazia insigne di Dio, condividono misticamente quella maternità, condividono, per questo stesso fatto, il regale martirio. Ognuna delle tappe di quella maternità è un martirio: mai, come in questa mistica maternità, trovano migliore applicazione le parole divine: "Darai alla luce i tuoi figli con dolore." Ma le ultime tappe di questa mistica maternità sono le più dolorose, perché in esse, l'anima perfeziona ancora di più la propria maternità.

Martirio è la preparazione a questa maternità, martirio è la sua gioiosa realizzazione, martirio le sue felici conseguenze: martirio dare, martirio ricevere, martirio accarezzare, martirio consolare, martirio aprire le braccia affinché il Figlio riposi; martirio offrire il grembo affinché dorma; ma, soprattutto, martirio incomprensibile è aprire il cuore affinché il Figlio vi versi l'oceano d’amore e di dolore che porta nel suo. L'anima madre deve lasciarsi amare senza misura, e l’amore sulla terra è il più terribile dei martìri; per questo l’anima che Dio ama senza riserva è una vittima, e non si può essere madre senza essere vittima di amore" (p. 48-49).

 

           Qui, Conchita è molto vicina a Teresa di Lisieux, nella sua Offerta all'Amore Misericordioso come "vittima di olocausto", avvicinandosi alla sua propria offerta di "amore esplosivo".  Il dolore viene adesso accolto come una delle caratteristiche essenziali della maternità, ma senza nessun "dolorismo",  perché questo dolore, trasfigurato dall'amore, coesiste con la più grande gioia. Qui, il centro di prospettiva è evidentemente la sofferenza redentrice di Gesù che coesiste con la sua beatitudine divina. La parte seguente della meditazione è di grande attualità, per superare la frequente tentazione di attribuire il dolore allo stesso Padre (nelle "teologie della sofferenza di Dio").  Mons. Martínez è molto preciso per affermare che il dolore esiste solo nella creatura, e mai in Dio, nel quale c'è sempre e solo la gioia infinita:

 

"L'anima madre deve condividere il dolore e l'amarezza del Figlio, e di questo dolore e di quest'amarezza ce n’è abbastanza per uccidere ogni essere vivente. Ah, che prodigi di forza e di dolore deve fare Dio per fare di un'anima una madre! Ma questo sigillo di martirio, questa connotazione dolorosa che non l’abbandonano mai, non costituiranno anche  uno dei più dolci incantesimi dell’amore materno? La suprema felicità sta nel dare la vita; ma sulla terra, il culmine di questa suprema felicità sta nel dare la vita con dolore, martirio e morte.

Gesù sapeva quel che faceva! la suprema aspirazione della sua anima pienamente realizzata sul Calvario, perennemente compiuta nell'Eucaristia, è tutta in questa divina e squisita gioia: morire per dare la vita! L'anima che è madre condivide quella nobile gioia di Gesù: muore in ogni istante, per dare in ogni istante la vita. Gaudio supremo, felicità perfetta è dare la vita, perché è un riflesso del gaudio infinito, della felicità inenarrabile del Padre Celeste. Ma perché il dare la vita è infinito, è gaudio purissimo? perché l'amore (l’unico che può dare la vita) è amore infinito.

Nella creatura l’amore vero, quello che può dare la vita, non è solo amore, è il binomio misterioso: Amore-Dolore. Forse solamente l’infinito dà la vita, ma in Dio l’infinito è puro amore, mentre nella creatura non c'è altro infinito che l’amore-dolore. Per questo, per dare la vita, Gesù dovette unire l'amore infinito col dolore inenarrabile, e quanti condividono la sua fecondità devono unire queste due arcane realtà. Ah, per essere fecondi è indispensabile possedere in qualche modo l’infinito! Per essere madre è necessario, quindi, essere martire. (...) Da quanto detto, si comprende che nella maternità spirituale si fondono meravigliosamente la gioia e il dolore; la prima perché è dare la vita, il secondo perché è dare la vita  in modo umano; la prima perché è un riflesso della gioia divino del Padre; il secondo perché è un riflesso del Calvario. Ma in questo modo questi due misteriosi elementi si confondono, cosicché non si sa bene se la gioia scaturisca dal dolore, o il dolore dalla gioia. Forse la verità è che gioia e dolore nascono simultaneamente da questa divina realtà che, se spiega tutto, è però inspiegabile: "l'Amore." (p. 48-51).

 

 

Sacerdozio

 

           Questo misterioso rapporto tra la maternità e la morte redentrice di Gesù viene contemplato nella sua più grande profondità nel giorno seguente che è proprio la Festa della Santa Croce (14 settembre).  Qui si trova la splendida meditazione sulla maternità spirituale come sacerdozio mistico, che ha avuto un effetto enorme sul cuore di Conchita. Lei stessa lo dice bene nel suo dialogo con Gesù:

 

           “Voglio parlare con Te, mio Gesù, ti va?”.

           “Sì, parlami”.

           “Guarda, a differenza di prima, ora voglio offrirti in sacrificio; ora voglio vivere offrendoti costantemente al Padre, in favore della Chiesa, delle Opere [della Croce], delle anime. Mi procura molto dolore offrire in sacrificio quello che più amo, ma questo è ciò che ha fatto il Padre tuo Celeste. Ricordi da quanto tempo mi chiedevi questo, e io non lo capivo? Ora sì, lo vedo con chiarezza, certamente perché il mio amore naturale verso di Te si è purificato e ti sto amando nel modo in cui ti amava il Padre tuo. Vero, Gesù mio, che ho fatto progressi in questo?”.

“Ah Concha, se ti lasciassi portare dalla mia grazia! Ricordi che ti offrii di scoprire a poco a poco i miei segreti? E questo offrirmi in sacrificio per amore è un segreto per la maggior parte dei cuori, anche di vescovi e sacerdoti. Non scendono in profondità, a quanto di più intimo vi è in questo misterioso offrirmi in sacrificio, dove si trova e si svela quanto di più sublime esiste nell’amore divino (...)

Ti amo tanto, tanto, e voglio sacrificarmi e voglio sacrificarti, immolarti, crocifiggerti, ah, offrirti così, insanguinato e dolorante al tuo amato Padre, chiedendoti solo la forza con un amore nuovo, quello di Maria che ti fece crescere, che ti nutrì, che ti diede la vita per la Croce” (p. 55-58).

 

           Le espressioni di Conchita sono molto significative: ha dovuto superare il suo "amore naturale" di madre verso Gesù per entrare nella dimensione più sconvolgente dell'amore materno "sopranaturale", quello di Maria che riflette perfettamente l'Amore del Padre, ed è l'Amore che "non risparmia il Figlio Unico" (cf Rm 8, 32), ma lo offre in sacrificio per noi. Mentre nelle meditazioni precedenti si parlava dell'amore della madre che si sacrifica per il Figlio, ciò che rimane ancora nei limiti dell'amore materno naturale, si parla adesso dell'amore materno che sacrifica il proprio Figlio, superando completamente questi limiti.  Così, san Luigi Maria di Montfort paragonava Maria con Abramo nel sacrifico d'Isacco (Vera Devozione, n° 18). Ma questo tema è stato sopratutto sviluppato da santa Caterina da Siena, che è per eccellenza il Dottore della Maternità[20].

           Con una stupenda sicurezza teologica, Mons. Martínez scrive per Conchita la sua importantissima meditazione sul sacerdozio mistico, chiaramente distinto dal sacerdozio ministeriale, ma sempre in relazione con l'unico Sacrificio del Figlio:

 

"Il sacerdozio mistico, intimamente unito alla maternità, è forse come il suo atto supremo che consiste in questo: offrire Gesù in sacrificio al Padre suo Celeste. La ragione di questo sta nel fatto che la maternità spirituale è un riflesso della divina Paternità, e il Padre Celeste non 'risparmiò' il proprio Figlio, ma lo consegnò [al sacrificio] per tutti noi. Ogni madre in qualche modo deve sacrificare il proprio figlio, perché ogni madre deve fare del bene al figlio e sulla terra i beni maggiori nascono dal sacrificio. Ma, sebbene le altre madri non abbiano questo dovere, la madre mistica di Gesù avrebbe, come suprema missione, quella di sacrificare questo Figlio divino. Perché? Il maggiore e più eccellente atto di Gesù è il suo Sacrificio, quello che più glorificò il Padre, quello che più esaltò Gesù, quello che più fece bene agli uomini. Per questo fine il Verbo venne sulla terra.

Abbiamo visto che ogni anima deve realizzare l'ideale di Dio su di lei e l'ideale di Dio su Gesù, aveva come divino coronamento, come supremo adempimento, il sacrificio. Il Padre, che ama infinitamente Gesù, lo ha sacrificato, proprio perché lo amava doveva fare il suo bene. E in certo modo, il bene maggiore per Gesù, è stato il suo sacrificio. Questo sacrificio è il compimento del suo amore per il Padre, e del suo amore per le anime; è la suprema manifestazione dell'amore e, quindi, la suprema felicità. Poteva il Padre ricevere gloria più perfetta di quella che Gesù gli ha dato col suo sacrificio? Poteva Gesù fare un atto di amore più perfetto che morire per la gloria del Padre, e morire per dare vita alle anime? (...) Sulla terra non si sapeva amare con amore infinito, e lo si apprese sul Calvario. Lì nelle sante braccia della Croce si unirono, in un unico bacio, l'amore infinito e l'amore umano: l'amore infinito che scese fino alle profondità di ciò che è umano per soffrire d’amore e morire d’amore; e l'amore umano che, nel divino Cuore di Gesù, si è innalzato fino alle altezze dell'amore infinito. E lì, sulla cima del Calvario risuonò il canto nuovo del nuovo amore.

Giustamente Gesù desiderava ardentemente il suo sacrificio; e che cosa poteva desiderare l'amore, se non il supremo compimento dell'amore? Giustamente il Padre sacrificò il suo Gesù. Cosa poteva fare di più per Lui? Giustamente Gesù volle che quel Sacrificio fosse immortale che si perpetuasse fino alla fine dei secoli nell'Eucaristia e nelle anime. D'ora in poi chi ama Gesù e chi ama le anime, la cosa più sublime che può fare per Lui e per loro, è offrirli in sacrificio. La cosa migliore che possiamo fare i sacerdoti è offrire Gesù sull'altare; la cosa migliore che può fare un'anima è offrire Gesù sull'intimo altare del proprio cuore.

L'anima che è madre condivide nella maniera più perfetta l'amore del Padre Celeste; e quell'amore - che è lo Spirito Santo - la spinge incessantemente ad offrire in sacrificio Gesù, a offrirlo per la gloria di Dio, per la gloria di Gesù, per il bene delle anime (...)  Sappia che con tutte le grazie che ha ricevuto da Dio, non può fare nulla di meglio che offrire in sacrificio suo Figlio. È la gioia più grande che può dargli. È l'uso più perfetto che può fare del suo Gesù. Può fare molte cose di Lui, può fare ciò che vuole: accarezzarlo, baciarlo, abbracciarlo, consolarlo, dargli la vita; ma, attenzione: la cosa migliore che può fare di Lui, è offrirlo in sacrificio.

   Lei si lamenta di non essere sacerdote; ebbene offrendo misticamente Gesù lei lo è, è un sacerdozio mistico ma reale, glorioso, amoroso,molto fecondo. E sappia che da quel sacerdozio nasce la sua fecondità nelle anime e che niente di meglio può fare per loro che offrire Gesù. E offrirsi e offrirle con Lui. È chiaro che questo sacrificio mistico esige che con Gesù, anche lei si offra e si sacrifichi misticamente perché siete una stessa cosa! e penso che, il fine specifico dell'incarnazione mistica è questo sacerdozio (...)

Ai piedi della Croce, nel Sacrificio reale di Cristo, c’era Maria, sua Madre. Ai piedi della Croce, nel Sacrificio della Croce, c’è la sua madre mistica.

Come vorrebbe Gesù che ogni sacerdote fosse una madre e ogni madre un sacerdote! Chieda che molti sacerdoti siamo madri. E ripeta incessantemente, con tutto l'amore del suo cuore di madre, le parole sacerdotali: "questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue" (p. 59-62).

 

           Questa profonda dottrina è molto vicina a quella del Bérulle, che contempla il Sacrificio del Figlio già al primo momento dell'Incarnazione, nel seno verginale di Maria, primo altare del suo Sacrificio[21].  Così le parole di Gesù: "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue" sono già la fondamentale espressione del suo Cuore, trovando una perfetta risonanza nel Cuore Immacolato di Maria.  Dieci anni prima di questi esercizi, Conchita sentiva già queste parole di Gesù:  "Maria, la creatura che più si è trasformata in me ripeteva nel suo intimo: Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, però a che grado di perfezione! Con che diritto di ripeterle. Con che grande e abbondante unione e compenetrazione (...). Maria ebbe l'Incarnazione reale temporaneamente e quella mistica sempre, perché fu la creatura più unita e più compenetrata con Me"[22].

           Sono convinto che questa dottrina del sacerdozio mistico della donna come madre,  interpretato alla luce della dottrina del Concilio Vaticano II sul sacerdozio battesimale, potrebbe dare tanta luce per mostrare come l'impossibilità di conferire l'ordinazione sacerdotale alla donna non significa nessuna inferiorità, ma è segno di una vocazione diversa e complementare. Su questo punto la relazione tra Conchita e Mons. Martínez è veramente illuminante.

           Così, questa Festa della Santa Croce è veramente il vertice della settimana di esercizi. Conchita apre subito il suo cuore a questa realtà che è il punto estremo dell'amore materno, e lo fa scrivendo lo stesso giorno il suo "Affidamento di Amore esplosivo", che firma con il suo sangue e pone vicino al Tabernacolo.

 

 

Missione di dare Gesù

 

           Il giorno successivo, 15 settembre, è la Festa di Maria Addolorata. Con Lei, Conchita si apre a questa nuova e piena maternità spirituale. Lo dice nel suo dialogo con Gesù, mettendo al primo posto lo stesso Mons. Martínez come "figlio della luce":

 

"Oggi, prima della Messa, mi ha detto:

«Oggi rinnoverai l'accettazione della maternità spirituale del figlio della luce, aprendo tutto il tuo cuore di madre; e riceverai anche come figlio, mettendolo nel tuo cuore con tutte le sue conseguenze, un altro figlio, quello che tu sai. Morelia è stata scelta per dare grandi elementi alle mie Opere della Croce. Accetti quello che ti chiedo?».

   «Con quello che ti ho promesso nell’“affidamento [di amore] esplosivo”, sì l’accetto, gli apro le braccia, e sono disposta a qualunque martirio per il suo bene. Disponi di me, Signore, a tuo piacimento, che sarà anche il mio. Oggi, con Maria Addolorata, squarcio il mio petto per ricevere quel figlio e le migliaia che vuoi darmi, con tutte le conseguenze penose e gioiose (...)

Il mio Direttore ha avuto la bontà di celebrare la Messa per me, di offrirmi e di offrire il mio «Affidamento», ringraziando Dio per le sue infinite misericordie verso di me (...)

“Signore, vedi che cambiamento è avvenuto in me? È come se si fosse rotta una diga nel mio cuore, ora voglio riempirlo di figli, di milioni di figli, affinché ricevano la Tua vita divina, le Tue grazie e i Tuoi carismi, affinché Ti diano gloria. Dammeli per darteli, ma con la specificità [della Spiritualità] della Croce, puri e vittime. Dammi molti sacerdoti, anime sacerdotali, che voglio liberare da Satana. Mi sento come una chioccia, con ali molto grandi, immense, per nascondere migliaia di anime allo sparviero, e donartele ardenti e immacolate" (p. 64-66).

 

           Alla Croce, Gesù stesso ha esteso la maternità di Maria alla totalità dell'umanità redenta da Lui, ed è in questa luce che Mons. Martínez propone lo stesso giorno una meditazione sulla missione di dare Gesù, cioè sulla maternità delle anime, nella prospettiva teologica del Corpo Mistico, con una continua sottolineatura cristocentrica:

 

"Gesù ha voluto unirsi così intimamente con le anime, che ogni relazione con Lui inevitabilmente significa relazione con le anime. Il precetto di amare Dio ha come corollario il precetto di amare il prossimo. Il diritto o potestà che il carattere sacerdotale dà sul Corpo reale di Cristo, ha come conseguenza, la potestà sul corpo mistico, cioè sulle anime, e i doveri sacerdotali verso Gesù si trasformano in doveri verso le anime. Quello che Gesù disse a San Pietro, si applica in qualche modo a ogni sacerdote: «Mi ami più di costoro? Pasci i miei agnelli».

           La Santissima Vergine, essendo Madre di Gesù, è Madre di tutti gli uomini. Infatti la maternità mistica di Gesù comporta, come naturale conseguenza, la maternità mistica delle anime, nella misura e nell’ampiezza stabilita dai piani di Dio, secondo il carattere che a Lui piacque dare a quella maternità. Ora lei, essendo misticamente madre di Gesù, deve essere madre di innumerevoli anime (...)

           La maternità mistica delle anime è, dunque sempre maternità di Gesù; dopo aver dato la vita a Gesù, in sé stessa, l'anima che è madre deve dare la vita a altre anime; dopo aver formato Gesù, deve formare piccoli Gesù o riproduzioni del primo Gesù. L'anima che è madre deve dunque, dare Gesù alle anime, formarlo in esse. Gesù è diffusivo, perché è la Bontà infinita, è una luce che si diffonde, un profumo che si spande, un calore che si irradia. Gesù non può essere custodito nell’intimità dell'anima, ma, cosa ammirabile, quanto più lo si dà, tanto più lo si possiede; quanto più si effonde fuori dall'anima, tanto più cresce in essa, e quanto più lo si custodisce, tanto più lo comunica alle anime. Per dare Gesù è sufficiente conoscerlo e amarlo; e quanto più lo si conosce e lo si ama, tanto più si sente l’urgenza di darlo alle anime"[23] .

 

   Così, durante questi giorni, è Gesù stesso che ha rivelato pienamente a Conchita la sua missione. Lo dice come sempre in forma di dialogo:  "Ah Gesù mio, non mi lamento, ma che missione davvero tanto particolare mi hai affidato!" Il Signore risponde:  "La missione di madre, niente di più" (p. 72). Nello stesso dialogo con Gesù del 16 settembre viene ricordato il Mistero della solitudine di Maria, tanto condiviso da Conchita dopo la morte del marito:

 

"Mi disse:

«Ascolta: dopo la solitudine di Maria, che cosa è avvenuto? È avvenuto che i suoi figli si moltiplicarono in ragione dei meriti divini del Figlio che acquistò loro le grazie. E se tu devi seguire i passi di Maria, imitandola sulla terra, in quale tappa ti trovi? Dopo aver bevuto l'amaro calice della solitudine, ti ho dato quel figlio della luce affinché ti aiutasse; e d’allora i tuoi figli si sono moltiplicati e continueranno a moltiplicarsi. Ma i figli costano, e quelli spirituali ancora di più. Quali sono state le sofferenze di Maria per acquistare grazie all'umanità in unione con Me? Ella con i suoi dolori cooperò alla nascita della mia Chiesa e tu, per le mie alte finalità, con i tuoi martìri devi provvedere all’elemento fecondante per lo sviluppo delle Opere della Croce che sono riparatrici».

«Ma come puoi paragonarmi a Maria, Gesù dell'anima?».

«Non ti paragono, perché Ella è l'unica, ma mi compiaccio del fatto che alcune anime, seguendo le sue tappe più o meno manifeste, la imitino e mi diano gloria. Queste Opere della Croce hanno ben impresso il sigillo di Maria nelle loro fondamenta, nel loro sviluppo, e nella loro finalità (...)Ti voglio con l'anima da bambina e con la maturità che é frutto della semplicità dell'amore autentico" (p. 73-74).

 

           Per lei come per Teresa di Lisieux, lo spirito d'infanzia, l'essere bambina, coesiste con la piena maturità della donna che è sposa e madre. Come la piccola Teresa, Conchita sperimenta la meravigliosa vicinanza di Maria e la possibilità di partecipare realmente a tutta la sua vita, poiché il tesoro della madre appartiene realmente a noi che siamo i suoi figli. Ma questa percezione andava contro una comprensione sbagliata dei "privilegi" e delle "prerogative" di Maria che la allontanava da noi. Così, il 13 settembre, Conchita aveva espresso la sua paura che l'Incarnazione Mistica potesse contrariare la "prerogativa" della Maternità divina (p. 51-52).

           L'ultimo giorno, 17 settembre, Mons. Martínez offre a Conchita una Conclusione articolata in due punti: "1° Dimenticare se stessa, conformemente al suo affidamento. 2° Avere sete ardente di anime" (p. 85).  Sviluppando il primo punto, il Servo di Dio offre una riflessione altissima sullo Spirito Santo, sempre in relazione con il Padre e con il Figlio Gesù[24].  Il secondo punto è la contemplazione del Cuore di Gesù assetato delle nostre anime:

 

"Dopo l'amore appassionato del Cuore di Gesù per il suo Padre Celeste, la più grande passione di questo Cuore divino è la sete di anime. E dico dopo, per parlare nel linguaggio umano, che non sono due passioni ma una stessa passione, giacché nelle anime Gesù ama il Padre suo, ama la Santissima Trinità, la cui immagine perfetta costituisce la loro santificazione.

Il Padre, a sua volta, col suo immenso amore, tenero e appassionato, ama il suo Verbo e le anime nelle quali vede Gesù. Partecipe dell'amore del Padre, l'anima che è madre deve avere questa passione unica che avvolge in un solo impulso d’amore Dio e le anime.

Pensi che lei ha a sua disposizione, non un pozzo come quello di Giacobbe, ma un oceano e che è sempre circondata di assetati che le chiedono, come Gesù alla Samaritana: «Dammi da bere» (Gv 4,7). Glielo dice Gesù: «Madre, dammi da bere» – assetato di anime che lo amino. Glielo dicono le anime assetate di Gesù: «Madre, dammi da bere...» e lei deve sentire nel suo cuore la sete di Gesù e la sete delle anime e nell’ardore della sua sete immensa, dare incessantemente le anime a Gesù, e Gesù alle anime.(...) Concludo come ho cominciato: «Sia madre»! (p. 88).

 

           Le stesse parole di Gesù: "Dammi da bere" avevano trovato la stessa risonanza profonda nel cuore di Teresa di Lisieux, ma piuttosto nel suo cuore di sposa. Essendo Sposa di Gesù, dando da bere all'amato, diventava anche lei madre delle anime.

 

 

4/ "Affidamento di amore esplosivo" (Entrega Explosiva)

 

           Il nostro libro finisce con il lungo testo dell'"Affidamento di amore esplosivo" (p. 90-97), che è il testo più importante scritto da Conchita durante questi esercizi, un testo fondamentale per la sua vita, perché non è altro che un "sì" pieno alla sua maternità spirituale.  Ma ha anche un grande significato per i lettori che siamo noi.

           Infatti, il significato di questo testo alla fine del libro è lo stesso della Consacrazione a Gesù per Maria alla fine del Trattato della Vera Devozione a Maria di san Luigi Maria di Montfort, e dell'Offerta all'Amore Misericordioso alla fine della Storia di un'anima di santa Teresa di Lisieux, due libri veramente essenziali per tutto il Popolo di Dio, come i due "fari" per illuminare per tutti il cammino della santità. Dopo aver offerto al lettore una profonda dottrina spirituale sia in un Trattato, sia in un racconto, i due santi lo invitano a rispondere all'Amore di Gesù con il dono totale di se stesso. E' il senso del Totus Tuus. Dire a Gesù: "Ti amo" significa necessariamente: "Mi do tutto a te, sono tutto tuo".  Per Luigi Maria come per Teresa,  si tratta dello stesso dono totale di sé a Gesù nella Trinità, in risposta all'Amore del Padre, sotto l'azione dello Spirito Santo, attraverso le mani e il Cuore di Maria.

           Così l'affidamento di Conchita non è altro che un atto di amore indirizzato a Gesù, un nuovo "sì" pieno alla sua maternità spirituale, chiaramente espresso all'inizio:

 

"Oh mio amatissimo, adorato e incantevole Gesù! Sedotta da tante delicatezze del tuo Cuore di Figlio, vengo a dirti che accetto davanti al cielo e alla terra e ai mari e nel tempo e nell'eternità, davanti al Padre, a Te, Signore, e allo Spirito Santo, la maternità spirituale e mistica, in tutte le sue forme verso Te, mio Gesù adorato e verso le migliaia di figli che vorrai darmi. Siano sacerdoti, uomini, donne, quello che Tu vorrai, solo quello che Tu vorrai, perché il tuo piacere sarà il mio piacere, e il tuo volere il mio volere. Monopolizza la mia anima che vuole essere tutta tua, senza altra mozione che quella del Divino Spirito. Accetto di essere l'eco di tutti i tuoi amori, e di tutti i tuoi martìri" (p. 90).

 

           Poi, subito, parlando sempre a Gesù, Conchita riprende il tema fondamentale che è quello del sacerdozio mistico:

 

"Ti darò la vita, con il sangue del mio corpo e della mia anima, e con l’amore. Ti darò misticamente la morte sacrificandoti, mio amato Figliolo, sull'altare del mio cuore, di giorno e di notte, in ogni alito e respiro e palpito, fino all'ultimo istante della mia vita. Sarò altare sul quale ti immolerai; vittima in unione con Te e con tutti gli altri figli, e sacerdote, trasformandomi in Te stesso con il dolore e con l'amore, con la purezza e l'umiltà e, soprattutto, con la passione amorosa per il tuo divino Padre, per poter dire, con cuore ardente di fuoco celestiale: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, in unione con Te, mio Gesù, per attrarre in tal modo gli sguardi teneri del Padre e i sorrisi e i carismi (per i sacerdoti, per le Opere [della Croce] e per il mondo) dello Spirito Santo" (ibid.).

 

           Questo atto d'amore materno verso Gesù è vissuto con Maria nell'intima comunione alla vita della Trinità:

 

"Ti amerò, ti amerò, ti amerò maternamente, con tutte le delicatezze dell'amore, con la fedeltà dell'amore autentico, con tutta la generosità e l’abnegazione dell'amore tenero, ardente, disinteressato e puro. Solo Tu e Maria; solo la tua consolazione, i tuoi voleri e la tua gloria. Oggi muoio per resuscitare in Te, senza volgere lo sguardo alle miserie, tante! con cui ho macchiato la mia vita. Voglio servirti da cuore a cuore, con quel servizio intimo, tenero, santo come può essere solo da madre a Figlio; indovinare i tuoi desideri, anticipare le tue gioie, realizzare le tue aspirazioni, ricevere le tue confidenze; attendere i tuoi sfoghi, consolare le tue tristezze, piangere con Te e godere delle tue gioie. Dimenticare me stessa! Questo ti chiedo oggi con tutta la mia anima. Oh Gesù dei miei amori, dei miei sogni, delle mie speranze, dei miei desideri, del mio cuore, della mia vita e di mille vite se le avessi! Vivrò per Te, per l’amato Padre, per lo Spirito Santo, la mia adorata Colomba, e per Maria" (p 91).

 

                       Ma la stessa maternità verso Gesù è anche maternità verso le anime, ed è molto bello vedere come Conchita mette al primo posto i figli nati dal suo matrimonio, che sono i suoi primi figli spirituali, e poi tutti gli altri:

 

"E poi, vivrò per i miei figli, accettando il sacrificio nei mille modi in cui si presentino, vegliando sulle loro anime per il loro bene spirituale e temporale. Agli altri figli spirituali cosa posso dare? La vita con Gesù, la linfa di Gesù, i Suoi insegnamenti, il Suo Sangue con il mio, le Sue fibre, i Suoi palpiti, le Sue grazie e il Suo amore; l’essenza della mia esistenza, le tenerezze, i dolori e i martìri e un Gesù che acquisti loro grazie, che li avvolga della purezza, che li renda angeli e li porti in cielo. E per tutto questo: cosa? “Solo essere tutta Sua”. Egli me lo ha detto oggi" (ibid.).

 

           In seguito, Conchita prega per ciascuno dei suoi figli naturali, per i figli spirituali, per la Chiesa nella persecuzione, per le Opere fondate da lei, sacrificando il suo desiderio di diventare religiosa.

           L'affidamento finisce nella preghiera a Maria Addolorata, ed è firmato nel giorno della sua festa:

 

"Maria, Madre Addolorata e benedetta, Madre del Gesù dei miei palpiti e dei tuoi, con le tue mani benedette, immacolate e pure, presenta a Gesù come frutto dei miei esercizi e della sua delicatezza verso di me, queste volontà, questi propositi, questo appassionato desiderio di morire alla mia volontà e di fare, sorridendo, la Sua, anche se il cuore sanguina. Da sola nulla posso; ma con Te, Madre mia, che mi porterai per mano, che mi ricorderai le mie promesse, che conosci la mia incostanza, la mia debolezza e la mia tepidezza, io potrò raggiungere la meta, e essere ciò che Gesù mi chiede; coronare sulla terra l’opera di Dio nella mia anima, senza tener conto, da questo giorno, della mia volontà, per fare la sua, per pura gratitudine e amore. Così sia. (Morelia) 15 settembre 1927" (p. 96-97).

 

           Così, la venerabile Conchita, alla fine di questo libro ci invita tutti a vivere, attraverso le nostre diverse vocazioni, lo stesso affidamento a Maria, al suo Immacolato Cuore di Madre per accogliere e ricambiare tutto l'Amore del Cuore di Gesù.  E' Gesù stesso che ha aperto per tutti questo Cuore di Madre, pieno del vero e puro amore, di questa "carità che crede tutto e spera tutto" (cf I Co 13, 7).  Così, Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, ha scoperto la pienezza dell'Amore Misericordioso nello stesso Cuore di Madre, che è il Cuore di Maria, il Cuore della Chiesa e il suo proprio cuore. E il Cuore di Madre è un cuore che sempre ama, crede e spera, fino a sperare per tutti, che non dispera mai della salvezza del figlio più misero, più peccatore. Così, secondo le parole di Teresa, è Maria stessa che dice ad ogni madre, a tutta la Chiesa come Madre, a ciascuno di noi: "Abbiate fiducia nella Misericordia Infinita del Buon Dio, è tanto grande da cancellare i più grandi crimini quando trova un Cuore di Madre che pone in essa tutta la sua fiducia"[25].

Roma, 19 ottobre 2010



[1] CONCHITA CABRERA DE ARMIDA: Essere Madre. Esercizi Spirituali 1927 (Roma, 2010, ed. OCD).

[2] Cf specialmente la Lettera Novo Millennio Ineunte di Giovanni Paolo II (n° 27 e 42) e le catechesi di Benedetto XVI sui santi.

[3] Nella Prefazione scritta per il volume: CHIARA LUBICH: Lettere dei primi tempi (Città Nuova, 2010).

[4] Cf il mio studio: Totus Tuus. La spiritualità cristocentrica e mariana del venerabile Giovanni Paolo II (inedito).

[5] ibid. Si può citare a questo proposito un testo caratteristico del Montfort: "Ah! quando verrà quel tempo felice (...) nel quale Maria sarà riconosciuta come padrona e sovrana nei cuori, per sottometterli pienamente all'impero del suo grande e unico Gesù? Quand'è che le anime respireranno Maria come i corpi respirano l'aria? Allora accadranno cose meravigliose su questa terra, dove lo Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, discenderà con abbondanza e le ricolmerà dei suoi doni, soprattutto del dono della sapienza, per operare meraviglie di grazia.  Mio caro fratello, quando verrà questo tempo felice e questo secolo di Maria, in cui molte anime scelte e ottenute dall'Altissimo per mezzo di Maria, perdendosi esse stesse nell'abisso del suo interiore, diventeranno copie viventi di Maria, per amare e glorificare Gesù Cristo? Questo tempo non giungerà se non quando sarà conosciuta e praticata la dottrina che io insegno" (Trattato della Vera Devozione a Maria, n° 217).  Esattamente contemporanea di Giovanni Paolo II, Chiara Lubich esprimeva la stessa cosa, facendo riferimento a lui e al Montfort, quando raccontava nel 2003 la sua esperienza mistica più profonda ai giovani del Movimento: "Il Papa nostro, Giovanni Paolo II, parlando di Maria, dice che l'amore a Maria, la devozione verso Maria, è nata ai piedi della croce quando Gesù ha detto: "Figlio, ecco tua madre" (...). Da allora - dice il Papa - la venerazione a Maria, la devozione verso di lei è sempre cresciuta, cresciuta e si è sviluppata in tanti modi. Ma il modo più perfetto lo spiega Grignion de Montfort - che è un santo che ha avuto a che fare molto con la Madonna, con la sapienza, una cosa stupenda -, il quale dice che il miglior modo di venerare Maria è donarsi a lei: "Mamma, prendimi tu, prendimi nella tua casa, io sono tuo". Ecco, così. E dice allora Grignion de Montfort: cosa succede quando si fa così? Succede - dice - che diventi un’altra Maria. Ed è stato quello che noi abbiamo provato  (...) Eravamo diventati un’altra Maria, una piccola Maria" (Vi dono il Paradiso, in "Unità e Carismi" n. 4/2010, p. 10).

 

 

[6] CONCEPCION CABRERA DE ARMIDA: Itinerario Spirituale. Le grandi tappe (a cura di I. NAVARRO, Città Nuova, 2001, p. 103-104). Lo stesso autore ci dà un'idea della fecondità di questa relazione spirituale: "La sola enunciazione dei temi centrali di ognuno degli esercizi spirituali predicati a Conchita da Mons. Martínez ci mostra la luce che Dio gli dette per sviscerare le conseguenze della grazia centrale. In realtà, tutti gli esercizi ruotano intorno a quella grazia, considerandone i vari aspetti e rischiarandone la molteplice varietà e ricchezza di divine implicazioni, nella meravigliosa unità dell'incarnazione mistica. In ordine cronologico, i temi sono i seguenti: Grazie da ammirare, amare e di cui ringraziare (1925); Amare con lo Spirito Santo (1926); Essere madre (1927); Essere Gesù e Gesù crocifisso (1928); L'interiore del Cuore divino di Gesù (1929); La consumazione nell'unità (1930); Il terzo amore (1931-1932); I riposi di Gesù (1933); L'intimità divina. Donare Gesù perché sia crocifisso (1934);  Vivere l'incarnazione mistica e le sue conseguenze (1935); La perfetta letizia: consumazione della carità. la gioia nel dolore (1936)" (ibid. p. 105-106).

[7] Bérulle ha molto approfondito il tema della maternità come relazione. Cf il mio articolo: La maternità di Maria nel Mistero dell'Incarnazione e della nostra divinizzazione secondo S. Luigi Maria Grignion da Montfort e il card. de Bérulle (in "Théotokos", 1995/2).

[8] Così, avevo convinto le suore di Gesù Maria di non usare più il corsivo nella nuova edizione dell'Autobiografia della beata Dina (Québec, 1995, cf la mia introduzione a questo testo).

[9] Fonti Francescane (editio minor), n° 178/1-3

[10] E' un tema che ho particolarmente studiato nel mio libro: L'Amore di Gesù. La cristologia di santa Teresa di Gesù Bambino (Roma, 1999, Libreria Editrice Vaticana).

[11] CF I. NAVARRO, op. cit, p. 48-49.

[12] Questo è anche uno degli aspetti più belli dell'esperienza mistica e della dottrina spirituale di Chiara Lubich. Lei è una donna consacrata nella verginità, che ha sposato Gesù Crocifisso, contemplato nell'estremo del suo Amore e della sua Sofferenza: "Gesù Abbandonato", e così vive un'immensa maternità spirituale. Ma secondo lei, tutti sono chiamati a sposare Gesù Abbandonato, non solo i consacrati, ma anche gli sposati. Lo insegnava già all'inizio alla sorella Liliana, e poi lo insegnerà a tutti, specialmente ai giovani. Così la beata Chiara Badano (Chiara Luce, la prima beata del Movimento dei Focolari) aveva scelto Gesù Abbandonato come suo Sposo mentre aveva l'intenzione di sposarsi e di avere una famiglia.  L'Amore sponsale di Gesù Crocifisso è fondamentale per tutti, per la fedeltà degli sposi e dei consacrati.

[13] Cf il mio articolo: Le "privilège de la féminité" dans l'Amour de Jésus: le témoignage de sainte Claire d'Assise (in "Carmel", 1993/4)

[14] Così il Montfort afferma che "Dio Figlio vuole formarsi e per così dire incarnarsi tutti i giorni nelle sue membra per mezzo della sua Santa Madre" (Vera Devozione, n° 31).

[15] Così scrive il Montfort: "Dio Padre ha comunicato a Maria la sua fecondità, per quanto ne fosse capace una semplice creatura, per darle così  il potere di generare il suo Figlio e tutte le membra del suo Corpo Mistico" (Vera Devozione, n° 17).

[16] E' la stessa teologia tanto bene espressa dal Montfort per spiegare come Maria ama ciascuno dei suoi figli:  "Ella li ama teneramente, e più teneramente di tutte le madri insieme. Prendi, se ti è possibile, tutto l'amore naturale che le madri di tutto il mondo hanno per i loro figli; mettilo insieme in un solo cuore, quello di una madre per il proprio figlio unico: certamente questa madre amerà molto quel figlio; eppure, è vero che Maria ama ancora più teneramente i suoi figli, di quanto questa madre amerebbe il suo" (Vera Devozione, n° 202).

[17] “O Padre, O Vergine! O Figlio, O Madre! O Seno del Padre, o seno della Vergine: seno del Padre adorabile e aperto solo al Figlio che vi è concepito e vi riposa: seno della Vergine chiuso e venerabile, e che comunica le meraviglie della terra (e rende omaggio al seno del Padre) seno puro e fecondo, seno chiuso all’uomo e aperto al Figlio dell’uomo; seno verginale e insieme materno; seno adorante il seno del Padre e le emanazioni eterne! O seno del Padre, o seno della Vergine!” (Bérulle: La vita di Gesù, c 18).

[18] Teresa di Lisieux esprimeva piuttosto il desiderio di Gesù di essere amato da un cuore di figlia e di sposa (cf  Lettera del 23 luglio 1893, LT 144).

[19] "Il servizio intimo del cuore consiste nel dare e nel ricevere. Come il cuore di carne non ha altra funzione che dare e ricevere il sangue, così la missione spirituale del cuore, tutta la sua vita,consiste in queste due ineffabili operazioni: dare e ricevere. Il cuore di una madre deve dare costantemente la vita in tutte le sue forme: dà la sua tenerezza squisita; dà le sue carezze dolcissime; dà i suoi baci (i più puri e i più ardenti che esistano) baci dai quali, come un profumo delicato, esala il suo essere, la sua vita. Dà le sue braccia, affinché in esse riposi il Figlio adorato; dà il suo grembo, affinché in esso dorma tranquillo; dà la sua tenerezza, per avvolgerlo in essa come in un'atmosfera diafana per la purezza, calda per l'amore e piena di una fragranza incomparabile. Dà il suo sangue, affinché sia il sangue di suo figlio; dà la sua vita in un costante protendersi verso il figlio, come il fiume che va a gettarsi nell'oceano, esprimendo nel suo incessante mormorio l'unico desiderio: immergersi nel mare. Si dia a Gesù così, costantemente; che la sua vita sia una donazione materna, piena, completa, interminabile. Gli dia le sue carezze, i suoi baci, le sue braccia, il suo grembo, il suo sangue, la sua vita, il suo cuore. Gli dia tutto quello che di cui Lui ha bisogno, quello che Lui le chiede, quello che Lui desidera. Indovini il suo pensiero e le sue segrete aspirazioni con l'intuizione di una madre: prima che lo chieda gli dia quello che prevede che Lui desidera. Se vedesse come piace a Gesù questa delicatezza!       Comprenda i suoi gusti per soddisfarli, le sue intime aspirazioni per realizzarle senza che Lui debba chiedere ciò che desidera.  Gli dia riposo quando è affaticato; Gli dia consolazione quando soffre misticamente; Gli dia gioia quando vuole gioire, silenzio quando vuole riposare, e conversazione quando vuole conversare. Gli dia tutto con la tenerezza e la delicatezza di madre; creda che più che a ciò che Gli dà, Egli fa attenzione al modo in cui glielo dà; perché in materia d’amore, forse, ha più importanza il modo che la sostanza. Gli dia tutto in modo materno. Le madri hanno un modo tanto particolare e inimitabile! Ma trattandosi di Gesù, una madre deve ricevere, più che dare, benché il dare e il ricevere si fondano in quella semplicissima, incomprensibile unità dell'amore. Lui glielo ha già detto: deve ricevere l'eco del suo amore infinito, delle sue gioie immense, dei suoi dolori inenarrabili, delle sue aspirazioni gigantesche, delle sue amarezze incomprensibili. Che possa riversare nel cuore di sua madre l'oceano che ha nel Suo Cuore e che sembra incapace di contenerle. Per questo l'ha unita a Lui tanto intimamente; per questo vive in lei affinché un solo sangue circoli in Lui e in lei e un solo sangue fluisca e rifluisca da un cuore all’altro. Ascolti, senza sosta, l'eco divina; gli apra completamente il suo cuore di madre affinché possa riversarvi in esso senza limiti - senza altri limiti che quelli propri di una creatura - tutto quello che Egli vi voglia riversare" (p. 40-42).

 

[20] Così Caterina scrive a un figlio spirituale sacerdote, il domenicano fra Bartolomeo: "Io, come Madre, vi offrirò e vi terrò dinanzi al Padre eterno Dio" (L 129). E' proprio l'atteggiamento di Maria accanto al Figlio crocifisso, come lo contempla sempre la santa. E' il vero amore materno, totalmente oblativo, che offre il figlio fino al sacrificio, fino alla morte. Tante volte, nelle lettere, Caterina descrive così l'amore materno di Maria accanto alla croce. Mentre l'iconografia del suo tempo, considerando solo l'aspetto umano, rappresentava Maria svenuta e sostenuta da Giovanni, Caterina invece, perfettamente fedele al testo del Vangelo, insiste sul vero atteggiamento di Maria, che sta in piedi, forte, coraggiosa, accettando pienamente nella fede e nell'amore il sacrificio del figlio, superando così i limiti dell'amore materno puramente naturale che tende sempre a proteggere il figlio, a volere la sua vita ad ogni costo. In tutto questo, la maternità di Maria è in profonda armonia con la Paternità di Dio. Così, secondo Caterina, "quella dolcissima e carissima Madre... volontariamente perde l'amore del Figlio; che non tanto che ella faccia come Madre, che el ritragga dalla morte; ma ella si vuole fare scala e vuole che muoia" (L 30).  Ecco il vero ritratto evangelico di Maria accanto alla Croce, diritta e così forte da fare del suo proprio corpo materno una scala per aiutare il Figlio a salire sulla croce, se ci fosse bisogno. Caterina mostra come Maria conserva lo stesso atteggiamento oblativo dopo la Pentecoste, riguardo ai suoi altri figli che sono i discepoli di Gesù. Non vuole ritenerli con sé, ma accetta di separarsi da loro, affinché partano per annunciare il vangelo in tutto il mondo. Con un profondo senso psicologico, Caterina dà questo esempio alle donne troppo "possessive" nel loro amore materno, e specialmente alla sua propria madre (cf le lettere 117 e 118).

 

[21] Secondo Bérulle, questo è il senso dell’Ecce Venio della Lettera agli Ebrei: “Entrando nel mondo, dice: Tu non hai voluto né sacrificio né oblazione, ma un corpo mi hai formato … Allora ho detto: Ecco, io vengo… per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Tutto il capitolo 27 della Vita di Gesù è il commento teologico di questo testo della Scrittura, interpretato con il più grande realismo, come esprimendo i “pensieri del Figlio di Dio nell’Istante della sua Incarnazione”. L’istante del Concepimento di Gesù, istante dell’Incarnazione, è il momento unico della sua “entrata nel mondo”. Poiché il Sacrificio Redentore di Gesù inizia in questo primo istante, Maria stessa è: “Tempio santo e sacro dove Gesù riposa, la vera Arca della vera Alleanza. È il primo e più santo tempio di Gesù, e il cuore della Vergine è il primo altare sul quale Gesù ha offerto il suo cuore, il suo corpo, il suo spirito in ostia di lode perpetua, e dove Gesù offre il suo primo sacrifico e fa la prima e perpetua oblazione di sé stesso, nella quale come abbiamo detto, siamo tutti santificati”.

[22] Testo citato da Sr Maria Luisa Sánchez: Sposa, Madre e Apostola, Roma, 1999 p 30-31.

 

[23] p. 66-67. La stessa meditazione viene continuata da Mons. Martínez il giorno seguente in due punti: "1° Riempirsi di Gesù. 2° Lasciare che Gesù si diffonda" (p. 76-79).  Qui si potrebbe anche ricordare l'esperienza di Teresa di Lisieux condividendo la piccolezza estrema di Maria che la rende capace di "contenere Gesù, l'Oceano dell'Amore" (P 54/4).

[24] "1° Dimenticare sé stessa, è lasciare che Gesù viva pienamente in lei. Se non ci fossero altri motivi per dimenticare se stessa, ne basterebbe questo dolcissimo, perché che cosa c’è di più delizioso che Gesù viva in noi? Ciò non è solamente la perfezione e la fecondità, ma è la gioia.La felicità delle anime è essere Gesù, è sparire affinché Gesù viva in loro. La vita di Gesù in noi è il cielo, è la perfetta maternità spirituale, quella che unisce il Figlio e la madre fino a renderli perfetti nell'unità. Non vede che questa maternità è riflesso della Paternità Divina? Il Padre e il Figlio sono una cosa sola, perché hanno la stessa natura. L'anima che è madre deve imitare, per quanto possibile alla creatura, questa divina unità. La imiterà tanto più perfettamente quanto più lei scomparirà e in lei vivrà Gesù. Per questo, è necessario stare costantemente e perfettamente (per quanto possibile) sotto l’azione dello Spirito Santo, perché quest’unione divina si fa nell’unità dello Spirito Santo. Quanto più l’anima vive sotto la mozione dello Spirito Santo, tanto più essa sparisce, cioè spariscono, o piuttosto si nascondono i parametri umani della vita come assorbiti dalla mozione forte e soave dello Spirito Santo. Al tempo stesso, si unisce di più a Gesù, perché il soffio dello Spirito Santo ha una direzione unica: va dal Padre al Figlio, e dal Figlio al Padre, e in questa direzione trascina tutto ciò che trova al suo passaggio: dal Padre al Figlio, e dal Figlio al Padre non sono due direzioni, ma una stessa direzione, perché il Padre e il Figlio sono il solo principio dello Spirito Santo. Dato il suo stato spirituale, lo Spirito Santo la guida assiduamente in tutte le sue azioni. Si lasci condurre; lasci che la Dolce Colomba sia il principio costante della sua vita. Viva con quella vita che è lo Spirito Santo: lei sparirà e Gesù vivrà in lei (...) Abbandonata alla direzione dello Spirito Santo, amerà pienamente con Lui, e si lascerà amare da Lui, liberamente. Se in questa vita divina, che lei deve vivere, il principio vitale è, per così dire, lo Spirito Santo, il felice compimento è il Padre, il suo seno immenso, la sua tenerezza incomparabile, la sua gioia perfetta, la sua volontà sovrana. Gesù faceva, senza sosta, la volontà del Padre e la sua anima si innalzava costantemente verso quel Padre che era il suo punto di attrazione, la sua gioia e il suo riposo. Così deve vivere lei, realizzando, compiaciuta, quella volontà sovrana e riposando nella tenerezza e nella gioia del Padre. Ora, sospinta dallo Spirito Santo, suo principio, e orientata verso il Padre, suo compimento, deve inevitabilmente unirsi a Gesù, essere Gesù; perché Gesù, come uomo, è frutto dello Spirito Santo, e come Verbo, è infinita aspirazione verso il Padre. Dimenticare sé stessa è vivere nel seno della Trinità, è realizzare la parola di San Paolo, che lei ha messo nel suo necrologio: «Siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3). Maestra, modello e mediatrice di questa vita, è Maria: la guardi, la imiti, e si abbandoni nelle sue braccia materne" (p. 85-87).

 

[25] La Fuga in Egitto (PR 6, 10r)